È di oggi la notizia che la città di Crotone non rinuncerà alle decorazioni ed agli allestimenti natalizi. L’amministrazione comunale infatti ha deciso, come segno di “speranza”, di piazzare non uno, ma ben due alberi di natale.

Due splendidi pini, prelevati direttamente dalla Sila e trasportati fino in centro città, che svetteranno in Piazza Pitagora e Piazza della Resistenza. Arrivano un po’ tardi, è vero, ma il maltempo ha ovviamente rallentato le operazioni.

Entro qualche giorno gli alberi saranno posizionati e addobbati, fino alla loro rimozione a festività concluse, almeno credo. Non sarebbe stato male trasportarli vivi, quindi con le radici, per tentare un trapianto e donare un po’ di verde al centro.

Ma questo è un altro discorso. Torniamo a noi. Ditemi: sentite niente?

Sentite per caso qualche lamentela indignata? Qualche commento acido sulla mancanza di rispetto. Qualche battutina sull’inopportunità di questa scelta?

No. Anzi, c’è chi si lamenta delle poche decorazioni. Perché in città c’è chi voleva tutto addobbato a festa, con luci e spettacolo pirotecnico a fine anno.

Il tutto, a distanza di pochi giorni da un’accesa lamentela contro la Provincia di Crotone, che ha postato un discutibile bollettino covid decorato a feste.

Sono passati pochi giorni da quando ne ho scritto, ed avevo già previsto che nessuno si sarebbe indignato in questo caso.

Certo, sono due cose diverse. Ma c’è anche da dire che ormai è automatico “arrabbiarsi” contro la politica e le istituzioni, criticandole ed ammonendole per un qualcosa che in realtà non ha importanza neppure per gli accusatori.

Due giorni dopo il fattaccio se n’è accorto anche un giornale, che snocciola la questione con un concetto semplicissimo: “Si bardano di motivi natalizi le cose belle, le notizie buone semmai, non il dramma“.

È esattamente questo, ciò di cui scrivevo. Alla gente comune, che non ha avuto vittime o problemi, dei morti da covid non importa nulla. Le persone si aspettano di tornare alla normalità, alla vita di sempre, e quindi si aspettano le “bardature” e le decorazioni.

Vogliono un’apparente normalità, rifuggono gli allarmi e i timori, non ascoltano gli appelli e le indicazioni. Però, sono pronte ad alzare l’indice quando a sgarrare è una istituzione.

Perché l’austerità, la serietà, la dedizione, la forma e la sostanza la si pretende sempre e solo dagli altri, specie se “gli altri” sono istituzioni.

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