Le alte temperature di questi giorni hanno portato diversi effetti “collaterali”, che i più non vedono. Eppure, basterebbe farsi un breve giro in spiaggia con un minimo di spirito d’osservazione, per rendersi conto che questa è ricoperta da tanti piccoli granchietti. Tutti morti.

Questa condizione, non infrequente ed anzi piuttosto ciclica, è dovuta a due fattori: il primo, ovviamente, è l‘innalzamento delle temperature. Senza fare giri pindarici e complessi, negli ultimi giorni abbiamo superato i 25 gradi, aumentando di oltre 10 gradi rispetto ad una settimana fa. Ed a questo fattore bisogna poi aggiungere l’abbassamento della marea causato dal plenilunio.

In sostanza, gli abitanti più noti delle scogliere, i granchi, si sono ritrovati con pocchissima acqua a disposizione, per di più molto calda. Il risultato è quello che possiamo osservare ad occhio nudo, dato che molti di loro si sono letteralmente cotti, divenendo fonte di cibo per i numerosi volatili che sorvolano la zona.

Due eventi naturali si sono uniti nel peggiore dei modi, provocando una piccola moria di animaletti considerati insignificanti. A chi frega dei granchi? La loro morte non è imputabile a nessuno, a differenza dei pesci rossi. Eppure sono animali anche loro, che vivono in quella rarefatta popolazione indigena di specie non addomesticate.

Non temete, comunque: il periodo di riproduzione del granchio corridore, specie oramai predominante nelle scogliere urbane, è in estate. Questo è solo un piccolo inconveniente, che non mina in alcun modo la loro sopravvivenza.

Una replica a “I primi morti per il caldo”

  1. […] avevo fatto notare che gli improvvisi aumenti di temperatura causano, oramai quasi ciclicamente, la morte di migliaia di granchi. Oggi, invece, il motivo di tali rinvenimenti mi sfugge, e non posso far altro che azzardare qualche […]

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