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Ninuzzo, perché?

Avevo quasi apprezzato Nino Spirlì, che nella sua tragicomica esperienza di governatore aveva annunciato più volte di non avere alcuna intenzione di candidarsi alle regionali. E lo aveva ribadito, ripetuto e sottolineato. Ma alla fine, non solo si è candidato ma ha anche tentato di imporre la sua linea.

Mentre nel centro-sinistra permane il caos – meritato ed inevitabile, dato che la candidatura di Nicola Irto era l’unica accettabile un po’ per tutti – il centro-destra ha fatto la sua mossa, seppure in ritardo, ed ha annunciato il candidato che tutti si aspettavano: Roberto Occhiuto. Lo stesso che era stato “snobbato” appena qualche anno fa, e che sel’era anche presa.

Il contentino al sindaco di Cosenza alla fine è arrivato, ma con una “sorpresa” che in fondo ci aspettavamo: la presenza – definita in ticket – con Nino Spirlì, che è riuscito a negoziare una sua presenza nell’eventuale esecutivo. Che Spirlì ambisse ad entrare in politica era oramai chiaro, anche se lui stesso aveva più volte smentito.

Lo aveva fatto a novembre, ma sopratutto a dicembre, quando disse che preferiva tornare a fare il suo lavoro: scrivere. E di nuovo a febbraio, nel corso di una delle sue simpatiche uscite, quando disse che lui “è già candido di suo“. Senza contare le innumerevoli volte in cui, durante una conferenza stampa, ha smentito e rismentito questa eventualità.

Ma si sà: la coerenza non è un elemento contraddistintivo dei leghisti, e forse nemmanco dei calabresi. O per lo meno, non di tutti. Ed ecco perché questo assurdo binomio sembra reggere. Chi assapora il nettare della politica difficilmente ne fa a meno, non smette finché può andare avanti, senza badarci troppo.

Spirlì deve aver assaporato quel brivido sporco che lo ha portato dall’essere un simpatizzante “messo li per caso” ad un influente esponente di partito, almeno finché questo durerà. Non è più lo scrittore di nicchia semi sconosciuto che tira giù qualche risata parlando di annacàre il pecoro, è stato il facente funzioni della Calabria ed è riuscito a negoziare con nientepopòdimenoche Forza Italia.

Alla fine di questa complicata fiera, resta da chiedersi: perché? Spirlì l’abbiamo subìto fino ad oggi, ed il suo modo di fare passivo ha caratterizzato un esecutivo che in fin dei conti non poteva fare altro, se non arrivare a nuove elezioni. Ha fatto il suo, se ne dia atto, ma adesso non c’è altro che debba fare.

Questo, ovviamente, lo decideranno le urne. La Calabria è bandieruola, va da una parte all’altra, ma è difficile prevedere una vittoria del centro-sinistra in queste drammatiche condizioni. Ancora una volta la strada è aperta e spianata non tanto al centro-destra inteso come avversario politico, bensì al centro-destra peggiore, che tutto rappresenta fuorché il rinnovamento di cui parla.

L’unico che poteva salvarsi, almeno in coerenza, era proprio Spirlì.

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