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La zona franca della chiesa

L’evidente disparità di trattamento nei confronti della chiesa e delle funzion religiose che svolge diventa sempre più grottesca, specialmente se si pensa che sulla carta siamo uno stato laico.

Qualche giorno fa avevo letto, per l’appunto, che non sarà necessario avere il Green Pass per partecipare alle funzioni religiose. Insomma, per entrare in chiesa basterà indossare la mascherina e rispettare il distanziamento, igienizzandosi le mani e seguendo tutte le precauzioni che oramai conosciamo bene.

La domanda è spontanea, ed è stata già affrontata al tempo per la questione cinema e teatri: perchè? Non stiamo parlando di un’attività commerciale, dove i clienti non stazionano molto e si muovono, ma di un luogo chiuso dove la gente si ferma per un’ora.

La regola dovrebbe essere una e per tutti, ed invece continuano ad esistere figli e figliocci. E ciò accade nonostante in diverse chiese si siano sviluppati focolai, senza tener conto delle dichiarazioni negazioniste di alcuni parroci. Importerà tutto questo? Evidentemente no.

Parliamo, a tutti gli effetti, di una zona franca. Che oltre ad aver avuto campo libero in ambito finanziario, lo ha anche in ambito sanitario: tanto poi i contagiati li soccorriamo noi, con il nostro ssn, mica il Vaticano.

Chiamali fessi.

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