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A proposito di autosostentamento

Scritto da:

Francesco Placco

Avere un piccolo orto aiuta, ed è sicuramente una bella attività da gestire e curare. Tuttavia, a distanza di cinque anni da quando ho iniziato a dedicarmi costantemente, devo dire che molti miei miti sono crollati. Uno su tutti, la tanto sbandierata possibilità di avere “sempre” verdure fresche da consumare.

Per natura (passatemi l’espressione, oggi purtroppo abusata con riferimenti che nulla hanno a che vedere con la natura in se) non si può avere “sempre” un buon raccolto. Questo è un dato di fatto, tramandato da generazioni e tangibile in innumerevoli documenti e testimonianze di passati neanche troppo lontani. Ogni cosa ha il suo tempo. Ed ecco che l’orto, più che una fonte inesauribile di cibo, è un buon alleato per avere cibo fresco di stagione. A patto di saperlo curare. E sopratutto, a patto che il tempo non giochi brutti scherzi.

Questo è stato il primo ostacolo – si fa per dire – nel quale mi sono imbattuto. Tentare di produrre bietole a dicembre è inutile, perché la resa è minima. Bisognerebbe avere una serra, ma qui entriamo in un altro discorso. Meglio puntare su altro, su verdure invernali come broccoli e cime di rapa. Ma questi non crescono in una settimana. Ci vogliono mesi. Ed acqua. Ed attenzioni.

A tal proposito, quest’anno su consiglio del mio fornitore di semi e germogli ho deciso di provare una varietà diversa di broccoli, che non è il classico nero calabrese, ma tale green belt: più piccolo, più resistente e sopratutto più veloce, dato che mi era stata garantita una fioritura in appena 75 giorni. Un prodigio, che mi ha portato a programmare l’orto in maniera diversa perché avrei avuto più tempo per altre semine e trapianti.

Era fine ottobre, e quelle piante vennero messe a dimora come sempre. Oggi, diciamo a metà gennaio, il fiore inizia a spuntare. Con i conti ci siamo, ma la considerazione è sempre la stessa: due mesi e mezzo per avere dei broccoli. L’alternativa sarebbe stata una manciata di verdure smilze e malformi a causa del vento, o nulla.

Curare un orto, almeno in città, è questo. Passato l’inverno il pezzetto di terra sarà più produttivo, ma sempre nei limiti: anche optando per una rotazione settimanale o bisettimanale nelle messe a dimora, è quasi impossibile avere un afflusso continuo di cibo. Forse sbaglio qualcosa io, o forse non sono arrivato ancora a comprendere come fare.

Non nego, però, che al netto delle soddisfazioni inizia a sembrarmi una perdita di tempo.

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