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Da sempre vittime del “fuoco amico”

Il 2025, si sà, è un anno pieno di anniversari e ricorrenze. E lo è per tutto l’occidente: ottant’anni fa si concludeva il secondo conflitto mondiale, i sovietici “scoprivano” i campi di concentramento, si assisteva allo sgancio della bomba atomica su civili inermi e si avviava il processo di Norimberga dopo la resa della Germania nazista. Che lo stesso paese oggi sembri virare sempre più a destra è una concidenza comune anche all’Italia, che sempre ottant’anni fa si liberava dal fascismo dopo l’insurrezione del CLN.

Se il ‘900 lo ricordiamo come “secolo breve”, non è errato affermare che il ’45 sia stato un anno che ha cambiato il mondo.

Ma oggi c’è altro da ricordare. E nonostante si tratti di un fatto rilevante, è finito – come al solito – sottotraccia. Parlo ovviamente del sequestro di Giuliana Sgrena, che venne rilasciata dopo un mese di trattative nella triste operazione che portò alla morte di Nicola Calipari. Sono passati appena vent’anni, ma sembra passato chissà quanto tempo. Per più motivi.

Uno lo spiega la stessa giornalista in un preciso editoriale pubblicato oggi, che evidenzia la similitudine nelle reazioni che tanto ieri quanto oggi accomunano gli ostaggi italiani all’estero. Quel “te lo sei cercata” che riecheggia ancora oggi dopo la liberazione di Cecila Sala, e che è – evidentemente – la manifestazione più sincera dell’incomprensione che molti hanno verso il ruolo dell’inviato di guerra. Incomprensione che, purtroppo, è indice anche di scarso interesse.

L’altro, invece, è ripreso da altri articoli pubblicati dal quotidiano stesso, che ricordano il sostanziale coinvolgimento diretto dei militari americani che poi, di fatto, mitragliarono a morte Calipari. Se ne sono dette tante, ma la conclusione che si può trarre, di fondo, è che tanto oggi quanto allora vi sia una vera e propria impunità di guerra, che noi oggi attribuiamo ai “cattivi” dell’est del mondo, ma di fatto applicata indiscriminatamente anche contro di noi, per di più dai nostri alleati.

Il caso dovrebbe stare in prima pagina, oggi più di ieri. Ma così non è. Verosimilmente tra un mese verrà celebrato l’eroe Calipari, sacrificato senza batter ciclio al fuoco amico per una questione mai veramente risolta. Nel frattempo, come ci ricorda la stessa Sgrena, l’informazione è oramai completamente “militarizzata”: riporta solo ciò che dicono gli eserciti amici (ucraini, israeliani, e così via) senza più andare a vedere sul campo.

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