Cadono tutti dal pero, dopo la fuga del ventiseienne condannato per la strage di Corinaldo. Nessuno riesce a spiegarsi l’accaduto, e tutti sembrano domandarsi come possa aver fatto a fuggire sotto gli occhi di tutti, allontanandosi praticamente indisturbato per poi far perdere le proprie tracce assieme alla fidanzata.
Eppure la risposta la si legge tra le righe, ed è ripetuta a denti stretti: il giovane era rimasto da solo con la fidanzata dopo la cerimonia di laurea, scomparendo così nel nulla. Detto in altri termini, la “leggerezza” di lasciarlo uscire senza controllori è costata cara.
A questo punto però dobbiamo stare attenti a scindere due aspetti spinosi. Il problema non è, come affermano dal Sappe, l’accesso ai benefici ed ai permessi. La circostanza specifica è abbastanza chiara, ed è una evidente responsabilità nella scelta di affidarlo ai familiari. Ciò vuol dire che il ragazzo è uscito dal carcere accompagnato dalla mamma, e non da un agente della penitenziaria.
Queste circostanza sono avallate, sicuramente, dalla buona condotta. Ma hanno anche un altro risvolto pratico, ossia quello di risparmiare sull’uscita degli agenti, già pochi. Vista da fuori, sembra una barzelletta. E forse lo è, sopratutto per i parenti delle vittime.
Difficile dire quanto durerà la fuga di questi novelli Bonny e Clyde, così come è difficile fare ipotesi sul fatto che fosse tutto studiato o se sia stato un “colpo di testa” dell’ultimo minuto. Quel che è certo, è che adesso per evadere dal carcere esiste un nuovo metodo, che non prevede di segare le sbarre nè di calarsi col lenzuolo da chissà dove.
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