Non ho molte altre parole per commentare gli ulteriori sviluppi sul caso di Garlasco. Ieri sera è stata pubblicata con ampio risalto l’ennesima umiliazione per la famiglia della vittima, che si è trovata a leggere e sentire di un presunto terzo dna nella bocca della figlia morta. E quindi tutta una serie di ipotesi sul fantomatico terzo uomo ed allusione neanche troppo celate ad un atto sessuale, salvo poi specificare nel corpo dei vari articoli che potrebbe trattarsi di una contaminazione successiva, avvenuta magari nel corso dell’autopsia.
Ma chi va a leggere questo dettaglio? Il titolone parla chiaro: la ragazza morta aveva un dna maschile sconosciuto in bocca. L’italiano medio farà rapidamente 2+2. Questa eccessiva mediatizzazione del caso ha, a mio avviso, due colpevoli: da una parte troviamo gli avvocati e la stessa Procura, che hanno evidente interesse a dare in pasto ai giornali tutti questi dettagli; dall’altro troviamo proprio i giornalisti, le testate e le case editrici, che stanno dando fin troppo spazio a dei pettegolezzi. Ogni ulteriore perizia continua a smontare la tesi avanzata dalla Procura, ed in men che non si dica siamo passati dalla colpevolezza di Sempio al coinvolgimento del fratello Poggi, e, caduti tutti questi nomi, ora si ipotizza un “terzo” uomo misterioso.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, c’è anche la nota del Garante della Privacy che mette il punto su un’altra vicenda spinosa: esisterebbe infatti il video e diverse foto dell’autopsia di Chiara Poggi, parte delle quali già circolate online. Il Garante ha (ovviamente) ribadito che la pubblicazione è illecita e sarà sanzionata, ma questo materiale è in giro già da un po’ e si trova già archiviato in più di qualche redazione. È dunque acclarata l’esistenza di un vero e proprio mercato del macabro, emersa anche dalle discutibili interviste delle Iene a soggetti coinvolti nella vicenda, che avrebbero ammesso di aver voluto parlare del caso per cospicue somme di denaro.
Qualunque cosa succeda al termine del processo, rimarrà un’ònta sull’informazione nazionale. L’ennesima. Di cui evidentemente non ci si preoccupa più di tanto: the show must go on.
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