C’è finalmente un quadro chiaro della realtà imprenditoriale crotonese, ed è espresso direttamente dal procuratore Domenico Guarascio, che ha parlato molto apertamente in un’intervista pubblicata questa mattina che vale la pena leggere più volte. Perchè offre molti spunti interessanti, sia per quanto riguarda il sostanziale predominio della ‘ndrangheta sia l’impossibilità oggettiva di fare qualcosa a riguardo.
Le parole di Guarascio sono importanti, perchè iniziano da una verità acclarata da ben… due milleni. Almeno a voler prendere per buona la presunta data di pubblicazione del Satyricon, nel quale non si spendevano certo le lodi dell’antica Kroton, luogo dedito alla menzogna ed alla truffa. È dunque impossibile non ricollegare la cosa alle parole del procuratore, che afferma: “Crotone è un territorio assolutamente specializzato nella truffa“. In ogni sua declinazione.
Parla di una vera e propria “tradizione criminale” in tal senso, che prosegue in più ambiti, come quello dell’abbandono di rifiuti in modo incontrollato ed abusivo, circostanza attenzionata dalla Procura. Ma è lo stesso procuratore ad ammettere che “gli autori del reato sono persone nullatenenti, mere intestatarie dei terreni“, configurando così un doppio problema: una difficoltà operativa da parte dei Comuni e la difficoltà (se non impossibilità) ad esigere le somme sanzionate. Una sostanziale impunità.
C’è poi il solito problema della carenza di organico, ma c’è anche l’aspetto dell’isolamento, elemento tangibile non solo a livello infrastrutturale, che favorirebbe la diffidenza a denunciare a causa della sostanziale pervasività della criminalità organizzata. “Se dovessi fare un censimento delle imprese mafiose del Crotonese sarebbe sterminato. Accanto a un’economia sana ci sono imprese che lavorano sia sul campo delle false fatturazioni che degli appalti. Ma c’è difficoltà a leggere il fenomeno mafioso perché spesso non si accompagna con una prevaricazione così visibile. Ma che esiste“.
E questo chiaroscuro non fa altro che favorire l’attività criminale, definita dallo stesso procuratore come una “convenienza a delinquere”. Avallata anche da scelte politiche e governative (come l’eliminazione dell’abuso d’ufficio), il procuratore si chiede “in territori come questo, dove la libertà è compromessa da un sistema criminale silente e oppressivo, ha senso definire la pienezza della libertà?“. “Il cittadino che ha paura, al quale, per esempio, viene rubata l’auto e che riceve la telefonata, ‘non fare denunce o l’auto non la trovi più’, una volta era procedibile d’ufficio, oggi no“. “Si sta dicendo al delinquente che è più conveniente fare quel tipo di reato perché basta incutere timore… anche se un poliziotto vede un soggetto armeggiare intorno a un’auto ma poi arriva il proprietario e non fa la denuncia, il poliziotto non può arrestare il soggetto“.
In pratica si afferma che se il commerciante non denuncia chi va a chiedergli in pizzo, questo non può essere fermato autonomamente dalle forze dell’ordine. E spiegherebbe dunque gli annunci (ora addirittura tramite TikTok) in vista dei fatidici “giorni della busta”: il prossimo è in dirittura d’arrivo, e prima di ferragosto qualche tizio girerà per tutti i negozi del centro a riscuotere, sicuro che nessuno lo toccherà. Una connivenza per quieto vivere, si dirà, dato che – vale la pena scriverlo – le cosche operanti su crotone fanno da intermediarie anche per calmierare i costi dell’affitto, e dunque operano “a tutela” dei commercianti.
Un mondo capovolto, proprio come quello che si è trovato di fronte Encolpio nel primo secolo dopo Cristo, quando si trovò a passare da queste parti. E noi siamo ancora la città che descrisse.
Lascia un commento Annulla risposta