Questa sera mi è capitata sotto mano una notizia inusualmente fresca per l’orario, poichè proprio questa sera il primo ministro francese François Bayrou ha annunciato delle misure straordinarie contro il “pericolo mortale del debito“. La conferenza stampa è tutto un dire, tra toni solenni, slogan patriottici (si parla addirittura di un le moment vérité) e previsioni funeste per il futuro, che imporrebbero, dunque, delle “misure urgenti” per rimettere in sesto l’economia nazionale.
La situazione francese è effettivamente peggiorata negli ultimi anni. Al momento è il terzo paese per rapporto tra debito pubblico è Pil, arrivato al 113%. Al secondo posto c’è l’Italia con il 135% ed al primo troviamo ancora la Grecia, con 154%. Secondo quanto snocciolato dal primo ministro, ci sarebbe da trovare una cifra pari a ben 44 miliardi di euro nel corso del 2026, altrimenti si rischierebbe il “tracollo finanziario“. Parole sue, ovviamente, come quanto afferma che il debito francese aumenta di 5 mila euro al secondo.
Che fare, dunque? La proposta è quanto meno sorprendente, perchè Bayrou propone di rimuovere due giorni festivi dal calendario, affermando che così “la nazione lavorerà” e porterà “diversi miliardi” nelle casse dello Stato. Cifre vaghe, figlie di una fantasia di dubbia comprensione, a differenza dei drastici tagli annunciati subito dopo.
Tagliati – così, di punto in bianco – 1.000 posti di lavoro in agezie interstatali e 3.000 posti di funzionari pubblici. Taglio da 21 miliardi agli enti locali, riduzione di 5 miliardi sulle spese sanitarie e riduzione da 7 miliardi sulle prestazioni sociali. L’affermazione qui è lapidaria: “I francesi considerano normale, da decenni, che lo Stato paghi tutto“. Adesso anche basta.
Si prospetta davanti a noi, dunque, lo smantellamento di uno dei più rinomati sistemi di welfare rimasto in piedi in Europa, e lo si fa per poter finanziare l’assurdo piano di riarmo, che prevede un aumento di spesa miliardario che, in qualche modo, andrà coperto. Ed ovviamente come lo copriamo? Colpendo i servizi essenziali dello Stato. Non sia mai pensare ad altre fonti di introiti, finchè ci sono i cittadini da tartassare.
Questo è probabilmente solo un assaggio di ciò che accadrà anche altrove, come in Italia, dove la discussione è spostata dopo la pausa estiva. Ed in tutto ciò, non capisco cosa diamine centrino i due giorni festivi in un discorso che prevede oltre 30 miliardi di tagli da parte dello Stato. Erano forse un tentativo per deviare l’attenzione dai numeri? Davvero si possono recuperare miliardi così? Quel che resta è un deficit di credibilità, oramai sempre più evidente e diffuso.
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