Se c’è un aspetto pericoloso delle derive autoritarie che stiamo vivendo, ce n’è una che dovrebbe rappresentae (almeno per noi europei) un campanello d’allarme non indifferente: il tentativo di appropriarsi di temi culturali e scientifici, da piegare al volere politico. Non si può leggere in altro modo l’ennesima uscita degli Stati Uniti dall’Unesco, che opererebbe in modo non allineato alla politica americana.
Ma cosa vuol dire ciò? Lo ha spiegato una delle portavoci a stelle e strisce. Parole sue: “sostiene una cultura woke e divisiva e cause sociali che sono totalmente lontane dalle politiche di buon senso che gli americani hanno votato a novembre“. Secondo il governo americano, dunque, l’Unesco – che si occupa di educazione, scienza e cultura – sarebbe promotore addirittura di “sentimenti anti-americani”, come scritto dallo stesso Trump.
L’isolazionismo è sempre preceduto da una sorta di paranoia. In questo caso, il “sentimento-anti-americano” e la temuta “cultura woke”, che è forse l’aspetto più curioso della vicenda. Se mai avete letto l’atto costitutivo dell’Unesco, è famoso il prologo in cui si legge che “poichè le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace“.
È questa un’affermazione divisiva? O è per caso divisivo ritenere che “la dignità dell’uomo esige la diffusione della cultura e l’educazione generale in un intento di giustizia, di libertà e di pace, per cui a tutte le nazioni incombono sacrosanti doveri da compiere in uno spirito di mutua assistenza“?
Accusare ogni cosa di essere woke è stato l’asso vincente per la destra americana, e lo è da tempo. Ma è abbastanza chiaro che sia uno spauracchio agitato a convenienza, che – a quanto pare – vale tanto per il protagonista di un film quanto per una legge di cooperazione internazionale. Di questo passo anche parlare di pace e di giustizia potrebbe essere considerato woke, al pari di quanto già accade per i diritti sociali, sindacali e delle minoranze.
È una deriva già evidente, nella società americana, che si cerca (purtroppo) di trapiantare anche in Europa, ed in Italia. A questo punto, visto che si parlava di Unesco, vale la pena ricordare un altro passo del suo atto costitutivo: “una pace basata esclusivamente su accordi economici e politici tra i Governi non raccoglierebbe il consenso unanime, duraturo e sincero dei popoli e che, per conseguenza, detta pace deve essere fondata sulla solidarietà intellettuale e morale dell’umanità“.
Se non è questo un monito, scritto nel ’45, di ciò che stiamo vivendo oggi tra guerre commerciali e dazi… poco ci manca.
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