A leggere le carte – ma anche solo le indiscrezioni – dell’inchiesta che ruota attorno all’ex governatore Occhiuto, si delinea un quadro chiaro che ha ancora una volta come centro focale il torbido mondo della sanità privata calabrese. Torbido non perchè sia privo di professionisti o perchè non ricopra un ruolo importante, dalle nostre parti: torbido perchè governato da affarismi spesso più legati alla politica che non alla volontà di curare chi sta male.
Leggiamo dunque degli interessamenti mirati di Daffinà con tanti suoi clienti, tutti rigorosamente estranei alle indagini. Nulla di male se la questione si fosse limitata alla semplice intermediazione. Discorso diverso, invece, quando si ipotizza che certi atti siano stati redatti appositamente per qualche clinica privata.
Situazione del tutto simile a quella riscontrata in casa Calabrese, dove il fratello dell’assessore avrebbe goduto di un trattamento di favore nei tempi di accreditamento e di pagamento delle fatture. C’è anche poi il caso degli amici di Reggio Calabria (con tanto di ingressi in Forza Italia) e degli amici di Crotone, in un miscuglio di imprenditoria e politica che farebbe ipotizzare un traffico di influenze.
D’altra parte, se c’è tutto questo riserbo da parte della Procura nel rendere note le carte dell’indagine, un motivo ci sarà. E diventa sempre più evidente. La politica va da sempre a braccetto con questa o quella parte dell’imprenditoria locale, e si vede anche a livello nazionale: ma fino a che punto si può parlare di intermediazione illecita, o di semplice attività politica?
La sanità privata calabrese nasce proprio da questa commistione di interessi, e, come si evince dalle conversazioni private, non si parla neppure di pazienti, ma di cifre. L’attenzione è rivolta ai rimborsi ed alle coperture economiche assicurate dalla Regione, ed anche di fronte a situazioni difficili (come quelle dei dializzati) prima ancora dei malati ci si riferisce al “giro d’affari” ed al suo “valore” totale.
E la domanda è sempre la stessa: ma se tutti questi soldi fluissero nelle casse della sanità pubblica, non sarebbe meglio? Ma forse la sanità pubblica non è più bacino elettorale così sicuro come un tempo…
Lascia un commento Annulla risposta