Skip to content

Briganteggiando

Il blog di Francesco Placco

Briganteggiando

D’estate si mangia male

Francesco Placco

Ieri sera abbiamo saputo dell’ennesimo gruppo di turisti che si è sentito male dopo aver cenato in un ristorante calabrese. L’episodio si è verificato, questa volta, a Nicotera, e conta almeno 5 ricoverati mentre il numero degli intossicati è rapidamente salito ad oltre 60. A quanto si apprende, i malcapitato sarebbero tutti originari della vicina Campania, dove oggi si parla – a tutta ragione – di wurstel avvelenati.

Qualche giornale nazionale, comprese grandi testate, stanno speculando sull’accaduto parlando apertamente di botulino. L’episodio però non ha nulla a che vedere con il caso di Diamante, sia per distanza geografica sià per tipologia di alimento. A Diamante tutti hanno puntato il dito contro l’ambulante quando invece il problema era la conserva servita, ossia delle cime di rape sott’olio (che non sono broccoli, tra l’altro).

Si, ok, magari il pàninaro non sarà stato il più pulito del mondo, ma il problema non riguardava la conservazione dei cibi, bensì la loro produzione. A Nicotera, invece, gli intossicati avrebbero mangiato tutti la stessa cosa: wurstel e patatine. E qui, inevitabilmente, l’attenzione và tanto al prodotto utilizzato quanto al suo stato di conservazione, prima di essere servito alla clientela.

Prodotti scadenti, o magari scaduti? Cucinati magari chissà quanti giorni prima, recuperati a fine serata e riserviti dopo una scaldata? Conservati in modo errato (sotto al sole? fuori dal frigo o dal congelatore?) e poi serviti comunque? Le ipotesi sono tante, la certezza una sola: d’estate si mangia male, e la cosa è risaputa.

Non solo resort e lidi balneari, ma anche ristoranti e locali abbassano drasticamente la qualità del servizio e, d’estate, i casi di intossicazioni e malori aumentano notevolmente. Basti pensare ad un altro caso finito sulla stampa, quello dei turisti a Ricadi ai quali sarebbe stata servita acqua non potabile. Delle due, l’una: o è una balla (e gli è stato propinato del cibo avariato consapevolmente) o è la verità (e gli è stata propinata acqua da una qualche cisterna o pozzo), e delle due non sò quale sia peggiore.

E non si contano gli interventi delle forze dell’ordine che, già a partire da giugno, sequestrano ingenti quantità di cibo scaduto, in cattivo stato di conservazione o senza alcuna tracciabilità. Succede in ogni angolo della Calabria (e non solo), e basta fare una ricerca per scoprire decine di episodi solo nell’estate ancora in corso.

Non è una questione di qualità, ma di sicurezza. Quando un ristoratore serve un wurstel cucinato da una settimana ai suoi clienti li mette in pericolo, e per un margine di guadagno irrisorio. Eppure, tanto vale dirlo, è la normalità. Ed è risaputo. Ma guai a dirlo!

  • Share on Bluesky
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su X
  • Share on Threads
  • Condividi su LinkedIn
  • Condividi su Reddit
  • Condividi su Tumblr
  • Condividi su Pinterest
  • Condividi su Flipboard
  • Condividi su WhatsApp
  • Condividi su Telegram
  • Condividi su Pocket
  • Spedisci questa pagina via email

Categorie:

Società

Etichette:

Calabria, Considerazioni, Notizie

Pubblicato il:

25 Agosto 2025

Successivo:

Sovranità forzata

Precedente:

Imboscate redditizie

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

  • Info
  • Lavoro
  • Pubblicazioni
  • Progetti
  • Copyleft
  • Privacy

WordPress · Hola