Il termine deportazione è stato nuovamente utilizzato in Europa in una campagna elettorale. Ed è tornato, in altri termini, un dibattito accettato e condiviso apertamente. Succede nel Regno Unito – pur sempre in Europa per quanto fuori dall’Unione – dove Nigel Farage ha proposto un piano di deportazione per oltre 600 mila richiedenti asilo. Stando ai sondaggi, il partito della fù Brexit – che oggi si chiama Reform Uk – potrebbe essere il primo alle prossime elezioni.
Si tratta di uno sdoganamento importante, perchè fino ad oggi nessun partito di estrema destra aveva mai usato quel termine, sostituito dal più soft remigrazione. La sostanza non cambia, certo, ma le parole contano: l’obiettivo era quello di smarcarsi dalle idee del passato e provare a proporre teorie “nuove”, ma adesso questa strada sembra interessare sempre meno, e la destra torna così sui suoi cavalli di battaglia.
Non c’è da stupirsi se questo termine è stato pronunciato, nei mesi scorsi, tanto da Trump quanto da Netanyahu, e che rappresenti una violazione dei diritti civili. Con disarmante brutalità, l’argomento è diventato una discussione da bar, perchè in fondo cosa può esserci di così sbagliato? Il ragionamento è semplice, fila: non li vogliamo, se ne tornino a casa loro. E di com’è messa questa casa loro, a noi, cosa ce ne importa?
E pensare che proprio il Regno Unito è diventato ciò che è oggi razziando le case degli altri, e fino a poco tempo fa (parliamo degli anni ’70) si prodigava a deportare indigeni per piazzare basi militari nell’oceano. C’è ne siamo dimenticati. Anzi, forse non l’abbiamo mai neppure studiato. D’altra parte, cosa ce ne importa?
Ed ancora, la scure americana si è abbattuta e si abbatte su centinaia di migliaia di persone “irregolari” sul territorio nazionale, compresi europei ed italiani. In quel caso, però, scatta la solidarietà internazionale. Ed al contempo scatta la censura, quanto meno politica: nessuno ha il coraggio di mostrare i post dei senatori o dei politici americani che gioiscono per i nostri connazionali in manette. Al contrario, continuiamo a lodare l’iniziativa ed a prenderla a modello per replicarla dalle nostre parti.
Questo è il mondo quando governano le destre: la deportazione torna in campagna elettorale.

