In questi giorni di fine estate sta facendo discutere una curiosa iniziativa della Commissione Pari Opportunità del Comune di Crotone, che si ripropone di “insegnare” il metodo di preparazione dei cavatelli. Potete leggere voi stessi quanto scritto sul post della commissione, mentre apro una breve parentesi: in Comune devono essere proprio fissati coi cavatelli, dato che c’hanno istituito addirittura un marchio comunale e che li servono ad ogni occasione.
Queste commissioni hanno un discreto margine d’azione, e possono proporre/patrocinare diverse iniziative. Vediamo, infatti, che quella crotonese ha già svolto numerose attività sin dalla sua istituzione, visto che comunque si tratta di “un organo permanente che si propone di favorire l’effettiva attuazione dei principi di uguaglianza e di parità tra i cittadini“. Sul come attuare questi principi, però, il discorso si complica un po’.
Ed è francamente difficile cercare di inquadrare questa iniziativa nel concetto delle “pari opportunità”, proprio perchè si propone come un progetto rivolto a sole donne (e già qui…) che vogliono imparare a fare i cavatelli in casa. Non è solo uno stereotipo, ma è anche una frivolezza, un qualcosa che oramai si può fare tranquillamente da sè guardando qualche video (o chiedendolo ai propri familiari).
Risulta, più che altro, una sorta di iniziativa tappabuchi, un qualcosa di buttato lì solo per giustificare che la commissione fa qualcosa. O, detta in un altro modo, per giustificare i gettoni di presenza… ma a pensar male si fa peccato. Mentre non è mai un peccato ricordare che i cavatelli – per quanto buoni – non ci salveranno.
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