Oggi non avevo voglia di scrivere nulla, ma una cosa degna di nota è uscita fuori. Il fù leader maximo Massimo D’Alema è stato immortalato in quel di Pechino, alla parata militare per celebrare l’80° anniversario della fine della seconda guerra mondiale. Un evento al quale ha partecipato autonomamente, senza alcun mandato politico o ruolo istituzionale, ma che ha comunque generato un’ondata di indignazione da parte di tanti politici nostrani.
Da Calenda a Scalfarotto, passando per Cattaneo, in molti hanno criticato il fatto che D’Alema fosse nella stessa foto con Xi, Putin e Kim (escludendo il povero Lukašenko, non se lo fila mai nessuno). Foto nella quale c’erano anche altri leader europei e politici di vari paesi, invitati per una celebrazione storica che è stata anche un modo per mostrare i muscoli, e ridisegnarare quel “blocco” che si pensava svanità non molti anni fà.
Ma, al netto di tutto, D’Alema ha detto una cosa sola, e molto significativa. Riporto testualmente: “Viviamo un momento difficile per le relazioni internazionali. Io spero e confido che da Pechino venga un messaggio per la pace, per la cooperazione, per il ritorno di uno spirito di amicizia tra tutti i popoli e porre fine alle guerre che purtroppo insanguinano in modo così tragico i dviersi paesi del mondo“.
La verità, verosimilmente, è che la pace non la vogliamo affatto. Siamo talmente infervorati a difendere gli “eroi” ed i “guerrieri” (termini usati nel 2025, poco ci manca a sentire anche “martiri”) che parliamo solo di armi, armamenti, ricostruzione, aiuti militari… la guerra è un business, ed è molto redditizio. Quanto meno per noi, non per chi ci muore nel mezzo.
Parlare di pace, dunque, diventa un fatto grave. E così come i pacifisti ucraini vengono arrestati e processati, anche i pacifisti europei vengono denigrati e zittiti. L’imperativo è sempre lo stesso: proseguire il conflitto. Contro la Russia, perchè minaccia le nostre libertà (?). Contro la Paestina, perchè è collusa con Hamas. E domani si vedrà.
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