Contro lo spopolamento non ci sono soluzioni concrete ed a lungo respiro, ma spopolano gli spot e le marchette. Dopo l’iniziativa che prevedeva un contributo fino a 100 mila euro per chi decideva di trasferirsi in uno dei tanti borghi spopolati del Trentino – copiata goffamente dal nostro Occhiuto, che ha proposto la stessa cosa in Calabria – ecco che viene fuori un nuovo ed ulteriore contributo, pari a fino 3 mila euro l’anno, per chi trasferisce la propria residenza in zone periferiche e svantaggiate.
L’idea è sempre quella: cercare di “costringere” qualcuno a vivere in un posto piuttosto che in un altro, garantendo ingenti sovvenzioni che gravano sulle tasche di tutti. In primis, sulle tasche della collettività che si vorrebbe aiutare: basti pensare che per il contributo da 3 mila euro l’anno l’amministrazione provinciale starebbe pensando di accantonare 1,5 milioni di euro di denaro pubblico, tolto a qualsiasi altro servizio sul territorio.
Fatta questa puntualizzazione, dobbiamo chiederci: queste proposte hanno senso? Perchè siamo reduci da diverse esperienze simili, come la famigerate case ad un euro che si erano poste come punto di svolta per ripopolare i borghi di mezza Italia, ma non hanno sortito questo effetto. In molti non sono mai stati eseguiti/conclusi i lavori di ristrutturazione, in altri casi sono diventate B&B.
Purtroppo, non è a suon di incentivi che si ripopolano i luoghi. Fatto salvo qualche caso specifico, tutte le aree interne italiane soffrono di questo problema, particolarmente accentuato al sud ma oggi, evidentemente, endemico anche al nord: la gente si trasferisce dove c’è lavoro. Si trasferisce nelle grandi città, nelle zone industriali, nelle realtà produttive. E magari non lo fa neppure volentieri, ma solo perchè deve.
L’idea di ripopolare per forza questi paesi può avere un fondo di romanticismo, ma assomiglia più ad una forma di accanimento terapeutico. Parliamo di zone periferiche e svantaggiate: che sia questo il motivo per cui la gente se ne và? Non possiamo ambire a trasformare tutte queste zone in luoghi iperconnessi e di facile accesso, ma al contempo non possiamo pretendere di ripopolarli tutti.
Queste iniziative, più che un incentivo, sono uno spreco di denaro pubblico per le nostre tasche e fumo negli occhi per chi cerca/prova a cambiare vita. Una doppia presa in giro, sostanzialmente.
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