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Briganteggiando

Il blog di Francesco Placco

Briganteggiando

Non si può parlar male dell’Fc Crotone

Francesco Placco

Questa mattina abbiamo appreso della decisione del Tribunale di Catanzaro di sottoporre ad amministrazione giudiziaria l’Fc Crotone, in quanto ritenuto “direttamente o quantomeno indirettamente a condizioni di intimidazione e assoggettamento da parte delle cosche di ‘ndrangheta“. Questo è quanto contenuto nell’ordinanza del Tribunale e della Procura Nazionale Antimafia, che fanno riferimento al provvedimento odierno come un proseguimento dell’indagine Glicine-Acheronte, incentrata sulle cosche crotonesi.

La notizia è stata ripresa anche dai giornali nazionali (anche quelli di settore), ed approfondita in dettaglio da chi ha avuto modo di leggere tutte le carte. Ed in queste carte sta scritto testualmente: “l’amministrazione del Crotone Calcio ha polarizzato gli interessi dei gruppi ‘ndranghetistici locali tanto è vero che all’indebolimento dell’influenza della cosca Vrenna è immediatamente succeduta la cosca Megna, impostasi a più livelli, dalla gestione dei servizi di vigilanza a quello della gestione dei tickets di ingresso allo stadio“.

Nonostante ciò, com’è giusto che sia, il comunicato diffuso dalla società è di tutt’altro tenore: “Registriamo che non si tratta affatto di un provvedimento punitivo: la misura è stata adottata perché l’Autorità Giudiziaria ritiene che l’Fc Crotone abbia subito il potere di intimidazione della ‘ndrangheta e non ipotizza, neanche lontanamente, complicità o connivenze della società, dei suoi soci o dei suoi dirigenti e collaboratori“.

Fin qui tutto nella norma, regolare amministrazione: una procura che accusa, l’accusato che si deve difendere e si proclama innocente/estraneo ai fatti. Quello che non è normale riguarda la narrazione del fatto nella nostra città, quanto meno da parte di moltissime testate online che hanno riportato unicamente il punto di vista della società (un esempio su  tutti). Quella che dovrebbe essere una notizia da prima pagina è rimasta una velina di cronaca.

Ma a parte questo, a colpire è l’accanimento di tanti soggetti pronti  a commentare sotto ogni articolo dove non ci sia espressamente scritto che la società è parte lesa. Sotto al nostro articolo pubblicato su Facebook si sono raccolti, in pochi minuti, decine di commenti poco lusinghieri, compresi insulti, minacce di azioni legali, richieste di radiazione all’albo… molti sono stati poi cancellati, altri sono ancora li, così come sono sotto a tutti quei post che parlano espressamente di infiltrazione mafiosa.

La stessa cosa mi capitò direttamente qualche anno fà, quando ricevetti addirittura una telefonata (non anonima, ma da parte di un collega!) che mi intimava di cancellare un articolo sulla tribuna, perchè – a suo dire – l’articolo “distorceva la realtà”. Inutile dirvi che l’articolo è ancora online e non è mai stato rimosso, e che la situazione, purtroppo, non è cambiata.

L’appuntamento è fissato (salvo rinvii) al 13 ottobre prossimo, nel quale si spera di poter avere maggiori dettagli sulla misura e sul ricorso della società. È verosimile che l’amministrazione giudiziaria permanga, perchè il problema, se lo avete capito, non è questo: il problema sta ora nell’accertamento delle responsabilità criminali, e da questo ci si deve difendere.

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Categorie:

Società

Etichette:

Considerazioni, Crotone, Notizie

Pubblicato il:

16 Settembre 2025

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