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Sul “cibo medioevale”

Nei prossimi giorni si svolgerà in città una rievocazione storica, la terza da qualche anno a questa parte, incentrata sulla figura del marchese Pietro Ruffo, primo marchese di Crotone che ebbe il ruolo di “disegnare” i confini dell’odierna provincia. La nomina avvenne nel 1390, in quel basso medioevo caratterizzato da una grave crisi che interessò anche le nostre latitudini. Le rievocazioni storiche mi piacciono, e cercherò di non essere troppo pignolo.

Ma… senza cedere alla facile tentazione del dover puntualizzare che il medioevo non è una cosa sola, non è dunque un blocco monolitico ma un periodo lungo quasi un millennio, e senza aprire parentesi sull’ardita affermazione che punta a dipingerlo come “periodo importante” per la Calabria e per Crotone (perchè non lo fù nel modo più assoluto), il mio interesse in questi giorni è stato tutto catturato dal “cibo medioevale” che sarà proposto all’evento.

Per fortuna – cosa non affatto scontata al giorno d’oggi – gli organizzatori hanno puntualizzato che non ci saranno piatti a base di patate, perchè ovviamente non erano ancora state importate dalle americhe. Di conseguenza, non dovrebbero esserci neppure piatti a base di pomodoro, nè pietanze piccanti. Da bere ci sarà acqua e vino, niente birra (nota al tempo come vino d’orzo), ma ci sarà… la Coca Cola. Altrimenti cosa si bevono i bambini? Non sia mai a dargli l’acqua…

Tra i vari piatti sarà presente una vasta scelta vegetariana, a base per lo più di legumi e di cicoria, e fin qui ci possiamo stare. Piatto forte della serata sarà però la porchetta, pietanza che, per come la conosciamo oggi, arrivò in Calabria solo in tempi recenti. Un conto è la porchetta, chiusa ed aromatizzata in modo diverso da luogo a luogo, un altro il maiale (o qualsiasi altro animale) semplicemente arrostito sul fuoco.

Un altro “intruso” è dato dai formaggi a pasta filata. Ad esempio, oltre a diversi pecorini poco stagionati (serviti con miele), sarà presente anche la provola, molto malleabile in cucina e sopratutto molto buona, ma molto poco medioevale essendo risalente al XVII secolo. Andrebbe dedicato non poco spazio al tema dei formaggi, visto il prevalente consumo di latte di pecora e di capra ed anche la conseguente produzione di formaggi quasi esclusivamente freschi, di cui resiste ancora un esempio: il musulùpu.

Presenti poi anche altri piatti, dalle zuppe di legumi al pollo, dalle polpette (non quelle fritte, ovviamente) ad una serie di “dolci”, di liquori e di amari. Certo è che si raffigura un banchetto nobiliare, non certo il pasto della povera gente. Ed è anche certo che è pur sempre una rievocazione, e che a proporre cose come salsicce di sangue, uova di quaglia, castagne e mele bollite, si sarebbe fatta la fame.

Tutto ciò per dire che le rievocazioni sono belle, se le facciamo e le guardiamo con gli occhi (e con le cose) di oggi.

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