Questo pomeriggio il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini ne ha detta una delle sue, una delle tante, che dovrebbe farci aprire gli occhi sull’ambiguità del linguaggio politico (ed anche istituzionale, essendo un ministro). Ha infatti risposto direttamente al candidato governatore delle Marche, che denunciava un definanziamento da 2 miliardi per sostenere i costi del Ponte sullo Stretto, e, diversamente da quanto ci si poteva aspettare, anzichè buttarla in caciàra ha detto che il ponte lo pagheranno calabresi e siciliani.
Ovviamente è una risposta da campagna elettorale, nel senso che lo stesso Salvini ha rimarcato l’idea che per fare il ponte “non saranno usato neanche un euro dei marchigiani“, ma è allo stesso tempo un’affermazione falsa, perchè secondo il suo stesso dicastero si parla di “investimenti previsti dal MIT” e sappiamo, inoltre, che si è teorizzato un ingente finanziament statale e comunitario.
Lo stesso Salvini, appreso di non essere riuscito a far figurare l’opera tra le opere finanziabili dalla Nato in qualità di infrastrutture strategiche, commentò affermando che il ponte si sarebbe comunque fatto poichè interamente finanziato dallo Stato. Ed è abbastanza ovvio che i fondi statali sono anche i fondi dei marchigiani.
A questo punto, delle due l’una: Salvini ha detto semplicemente una fesseria, infervorato dalla possibilità di dire tutto ed il contrario di tutto sopratutto in campagna elettorale, nel tentativo di assicurare la vittoria della sua parte politica nelle Marche; o, facendo un po’ di dietrologia, ha messo in chiaro le carte magari senza volerlo, affermando per la prima volta che lo stanziamento millantato non esiste, se non sulla carta.
Come reagiranno i vari candidati/simpatizzanti del centro-destra di fronte a queste parole? Ve lo dico io: non diranno nulla. Così come non dissero nulla durante la prima rimodulazione delle risorse, nel 2023, quando vennero sottratti fondi comunitari a Calabria e Sicilia per finanziare non si sa bene cosa. Ed andrà a finire che, anche a questo giro, ci sarà il solito lacchè che dira che è giusto così.
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