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Briganteggiando

Il blog di Francesco Placco

Briganteggiando

Il peso del centro

Francesco Placco

Seguendo il post-elettorale in Calabria mi ha molto colpito una frase pronunciata da Antonio Tajani e ripresa da numerosi politici a livello nazionale. In buona sostanza, Tajani ha affermato che il centro-sinistra non esiste più, e che forse esiste solo una sinistra, che però senza il centro può fare ben poco. È un classico discorso da vincitore, lo so, ma molto lucido a suo modo, e che servirà a delineare anche i prossimi equilibri alle regionali che verranno.

Non è una novita, sin dagli albori della Repubblica il cosiddetto “centro” è considerato come la stampella del sistema, o come “terza gamba”. Ambivalente, sta tanto a destra quanto a sinistra, ha idee vaghe e generiche e nessun tipo di storia se non quella di stare dalla parte del vincitore. Ogni tanto si cerca di “colorarlo” a proprio piacimento, ma è un tentativo aleatorio.

Non so se Tajani abbia ragione o meno, perchè di certo non dice il vero quando afferma che questo centro-sinistra è troppo a sinistra, addirittura estremo. Questo rientra nel nuovo linguaggio delle destre, comune in tutto il mondo. Ma ha sicuramente ragione nel ribadire l’importanza di coccolare gli alleati di centro, che all’occorrenza lo possono sostenere.

Lo hanno capito bene tanto Renzi quanto Calenda, che “forti” del loro zero virgola sono gli aghi della bilancia, o per lo meno si sentono tali, tanto alla Camera quanto in Senato, ed ora addirittura alle regionali. Dei moderni Casini, potremmo dire. Simboli di una politica istituzionalizzata, che non cambierà mai e che continua a basarsi su quegli inciùci che tutti denunciano quando stanno all’opposizione.

Che morale trarne? Nessuna, mi verrebbe da dire. Ma in realtà una morale c’è, ed è quella – oramai largamente condivisa – che l’ideale non serve, o comunque vale meno della convenienza. L’appartenenza è svalutata rispetto alla sopravvivenza (politica, s’intende, ma non solo quella). E la politica torna ad essere un gioco di potere dove un’elezione partecipata al 47% è definita un “trionfo” sia dal vincitore che dagli sconfitti.

Una dissociazione che non lascia ben sperare.

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Categorie:

Società

Etichette:

Considerazioni, Notizie, Politica

Pubblicato il:

7 Ottobre 2025

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