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Briganteggiando

Il blog di Francesco Placco

Briganteggiando

Come i cinesi

Francesco Placco

La crisi di un settore sarebbe colpa di un giorno di festa nazionale. Questa l’assurd ed irrazionale tesi sostenuta da molte sigle legate all’industria italiana, ultima – in ordine cronologico – l’Anfia, che ha apertamente criticato l’istituzione di un “giorno rosso” sul calendario. Anzi, in questo caso si tratta di una re-istituzione: la festività di San Francesco d’Assisi, patrono nazionale, era in vigore fino al 1977, finchè nel mese di marzo non entrarono in vigore le famigerata Disposizioni in materia di giorni festivi.

Ad ogni modo, il presidente dell’Anfia – tale Roberto Vavassori – ha le idee chiare: “Abbiamo appena introdotto una festività in più, quando in Cina i giorni liberi sono infinitamente meno dei nostri. E questo con 247 voti a favore e solo 2 contrari. Evidentemente il Paese non ha chiara la situazione“. Il suo modello ideale, simile a quello di tanti altri “imprenditori” illuminati italiani, è quello asiatico: vale però la pena ricordare che il modello al quale aspirano – il famigerato 996 – è illegale anche li, per quanto ancora presente e tollerato.

Certo, in Cina ci sono solo 6 festività nazionali. Ma ci sono anche 1,4 miliardi di abitanti. Una bella differenza, rispetto ai 60 milioni scarsi di italiani. Come si può pensare di competere, con questi numeri? Se non siamo mai riusciti a competere con i nostri vicini europei – si pensi alla Germania, che ha circa 80 milioni di abitanti – cosa possiamo davvero fare contro questi colossi asiatici? Nulla. Ed è esattamente ciò che sta accadendo, essendo sostanzialmente inermi di fronte alla quantità di roba (e robaccia) che si produce tanto in Cina quanto in Asia in generale.

Come altro spiegare il calo progressivo dell’industria automobolistica nazionale, che segna un costante -2% di mese in mese? E sopratutto, come spieghiamo a Vavassori che questo -2% si sta registrando che la festitività ancora non c’è? Magari possiamo dare la colpa al ferragosto? Alla pasqua? O forse dovremmo ammettere apertamente che l’industria italiana – ma non solo – e sopratutto le case automobilistiche senza sussidi non riescono a stare in piedi da sole?

La colpa, ovviamente, poi ricade sugli operai. Sui lavoratori. Come se la vendita dipendesse da loro, e non dalle stime di produzione delle stesse case automobilistiche, o dai costi raggiunti dalle vetture. Insomma, un cane che si morde la coda.

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Categorie:

Società

Etichette:

Considerazioni, Lavoro, Notizie

Pubblicato il:

11 Ottobre 2025

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