A dimostrazione del sistematico tentativo di smantellamento dei diritti dei lavoratori in tutta Europa non troviamo solo le parole, commentate qualche giorno fà, del presidente dell’Anfia, ma anche le intenzioni del governo ellenico, che sta discutendo una riforma per estendere fino a 13 ore la giornata lavorativa. Ovviamente, non sarà uno standard: la giornata lavorativa sarà sempre da 8 ore al giorno, ma in alcuni casi potrebbe essere estesa fino a 13. La stessa soglia in uso anche in Italia.
Il cruccio del premier ellenico – Kyriakos Mitsotakis, che a vederlo in foto somiglia molto a Roberto Occhiuto – non è però la produzione del settore automobilistico, bensì la mancanza di lavoratori causata dalla crisi demografica. Non sappiamo quale sia stato il calcolo fatto dal primo ministro greco, ma è, in ogni caso, fallace. La mancanza di manodopera non si può sostituire con un aumento del monte ore, solo nuove risorse, nuovi lavoratori, possono colmare (forse) il problema.
E dico forse perchè la Grecia non è un paese attrattivo a livello di salario, che è più basso anche rispetto all’Italia. Difficile (ovviamente) trovare lavoratori esteri disposti a trasferirsi a queste condizioni, ed è anche facile (ovviamente) capire perchè un greco si trasferisca all’estero per lavorare. Il binomio è lo stesso, e sarà alla base della prossima crisi che vivremo da qui a qualche anno: salari bassi = meno lavoratori. L’unica alternativa a questo punto sarebbe l’impiego dei cosiddetti extracomunitari che vogliono entrare in Europa. Ma guai a proporla!
D’altra parte, c’è da constatare (tra serio e faceto) che un aumento del monte ore a carico dei soliti lavoratori rende ancora più difficile un aumento della natalità. La denatalità sta riguardando un po’ tutti i paesi europei, ma è molto più evidente dove esiste il cosiddetto lavoro povero, come in Italia, in Portogallo ed appunto in Grecia (manca la Spagna e potremmo tornare a parlare dei Pigs), dove sostenere un figlio è sempre più difficile a livello economico. Ed in tanti, semplicemente, rinunciano.
La Grecia è un paese più piccolo rispetto all’Italia (guardando una mappa potrebbe sembrare il contrario, ma si estende per circa la metà del nostro territorio) ed ha circa 10 milioni di abitanti. Non ha industrie particolari, ad oggi sembra essere fuori dalla comunità europea ed il commercio stenta a decollare. E se avete mai ordinato qualcosa dalla Grecia, saprete che oltre ai costi di spedizione notevoli ci sono anche giorni e giorni di attesa. Sembra un paese europeo fuori dall’europa.
Forse di questo dovrebbe preoccuparsi, il suo primo ministro.
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