In queste ore si sta definendo la prossima manovra economica, che, come si sente con toni trionfali ed entusiasti, sarebbe addirittura aumentata, salendo a 18 miliardi di euro. La circostanza ci fornisce un caso da manuale di propaganda, perchè il solo dettaglio che si sente ripetere (sopratutto in televisione) è che la manovra è “aumentata”, che sono stati trovati “più fondi” e che dunque ci saranno maggiori benefici per gli italiani.
La realtà è però un altra, e mostra una manovra scarsa e pavida, che ha la copertura finanziaria più bassa di tutte quelle presentate dallo stesso governo Meloni (la manovra del 2025 era da 30 miliardi) ed è una delle più basse degli ultimi 10 anni. Va da sè che la prima conseguenza di questa riduzione di coperture sarà un costo diretto sulle nostre spalle, il cui impatto è difficile da quantificare al momento.
E di fatti, nella manovra il primo taglio riguarda le pensioni. Addio ai sistemi di prepensionamento, ma non solo: previsto un aumento dell’età pensionabile, tra i 2 ed i 3 mesi per tutti. La tanto combattuta e contrastata Legge Fornero torna in auge, e nessuno si scappella in televisione o si straccia le vesti in qualche talk show.
E nessuno si scappellerà neanche per la sanità, il cui stanziamento è passato da 6 miliardi (annunciati) a 2,4 miliardi (stanziati) con un rischio concreto per oltre 10 mila professionisti. In un copione del tutto simile a quello dello scorso anno quando lo stanziamento scese da 6 a 3,7 miliardi, ed anche li venne sbandierato come l’investimento “più alto di sempre”. I risultati li stiamo ancora aspettando.
Il grosso della manovra (circa 9 miliardi) sarà destinato a ridurre l’Irpef ai redditi tra i 28 mila ed i 50 mila euro annui, per garantire loro un risparmio (massimo) di 440 euro l’anno. Parliamo di 35/36 euro al mese in più. Soldi che ovviamente non finiranno più nelle casse degli enti locali, e per i quali non è previsto alcun compensativo. Altri 2 miliardi saranno destinati all’adeguamento dei salari al costo della vita (leggasi bonus).
Mentre cerco di capirci qualcosa, mi sono impallato sulla parola stessa, manòvra. Pare che il termine settecentesco manuopera derivi dal francese, e indica, in senso lato “il lavoro umano, che costituisce uno degli elementi principali dell’attività produttiva, considerato spec. in riferimento al suo costo e contrapposto al capitale“. Letta così, la manovra non fa il nostro interesse. E la cosa diventa sempre più evidente, sopratutto se si basa (sic!) su un prestido da 4,5 miliardi di banche e assicurazioni.
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