Questa volta non è successo. La notizia di oggi non ha avuto lo stesso eco di quella precedente, anzi, pare che non se la sia filata nessuno. E ciò nonostante il Tribunale di Catanzaro abbia confermato l’amministrazione giudiziaria per il Crotone calcio, rigettando la tesi difensiva prodotta poichè non esaustiva ed a tratti persino riferita a fatti antecenti a quelli contestati. Una strategia che non ha dato i suoi frutti, e che lascia dunque scoperta la ferita più grave: l’infiltrazione mafiosa.
A metà settembre, quando dammo la notizia, i post sui social si riempirono di insulti e minacce. Ne avevo già parlato, chiudendo il post con un’ovvietà: “È verosimile che l’amministrazione giudiziaria permanga, perchè il problema, se lo avete capito, non è questo: il problema sta ora nell’accertamento delle responsabilità criminali, e da questo ci si deve difendere“. Ma vale la pena ripeterlo, perchè si è voluto far passare che fosse un qualcosa “a tutela” della società, quando invece era tutt’altro.
Adesso però nessuno commenta. Perchè è caduto l’unico alìbi, l’unico spauracchio che si poteva agitare contro i giornalisti “calunniatori”. E come spesso accade – peculiarità dei crotonesi, ma non solo loro – si fa finta di nulla. Nessuno è più disposto a prendersi la responsabilità di quanto detto. Anzi: nessuno dice più nulla.
Questo la dice lunga sul sistema omertoso che vige in città. Sistema che sta alle autorità mettere in luce, far emergere, e che ha radici profonde e aggrovigliate in tanti altri settori che non riguardano solo il calcio. Ma anche l’imprenditoria, ad esempio. E le attività connesse a quelle della famiglia in questione. E tutti i loro interessi, e tutti i servizi, e tutti i lacché che in un modo o nell’altro ci dipendono, da questi intrecci.
Questa storia adesso non interessa più di tanto. Perchè adesso la tutela della società si scontra con il funzionamento della società, e cioè con come ha funzionato fino ad oggi. E come ha funzionato lo ha messo nero su bianco il tribunale catanzarese, con intrecci non sempre limpidi e chiari. Ed ora difendere i leciti interessi economici della società sportiva si tradurrà nel mettersi contro altri interessi: non ci vuole molto a capire perchè i commenti si siano persi per strada.
Ovviamente, vale la pena ripetere (prima di qualche mail da parte di rapaci avvocati) che siamo tutti garantisti e bla bla bla… ma in una città dove si imponeva il “pizzo” sugli alimenti anche alla Fiera della Madonna, la verità è sotto gli occhi di tutti. Anche di chi si rifiuta di vederla.
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