Tutto avremmo potuto pensare e scrivere, dell’amministrazione comunale cittadina. Ma neppure il commentatore più fantasioso avrebbe mai potuto immaginare che l’esecutivo guidato da Vincenzo Voce sarebbe caduto non tanto per uno scandalo, per un’inchiesta, per uno scoop strabiliante… ma per una grave e futile aggressione fisica da parte dello stesso sindaco a danno di un consigliere, per altro facente parte della sua stessa maggioranza.
E così, dopo ore di silenzio da quella nota (pubblicata originariamente ieri sera sul tardi), si è arrivati ad una formale denuncia per aggressione, che ha prodotto a sua volta una stringata nota da parte del primo cittadino, che si è scusato e si è dimesso. Un’ammissione di colpe in una vicenda kafkiana, assurda, impermeata sullo scontro circa la costruzione di nuovi alloggi popolari a Farina.
E pensare che il sindaco avrebbe potuto beneficiare di una “proroga” di mezzo anno rispetto alla durata naturale del suo mandato, come confermato sul finire del 2024. Un vantaggio definito a suo tempo strategico per tessere nuove trame e nuovi intrecci, che aveva portato ad un progressivo spostamento dal centro-sinistra al centro-destra, un avvicinamento alla leadership regionale e persino ad una possibile e conreta ricandidatura.
Tutto questo è sfumato in un attimo. La carriera politica di Voce subisce così una durissima battuta d’arresto, forse irrecuperabile, senza bisogno di ricorrere a complotti e dietrologie: è tutta colpa di un carattere fumantino, già palesato in molte occasioni in passato, sin dalle partecipazioni ai MeetUp del fù Movimento 5 Stelle.
Resta la domanda di fondo: perchè? La vicenda delle palazzine popolari da edificare a Farina, progetto fortemente voluto dall’amministrazione e fortemente osteggiato dai residenti, è un terreno di scontro già da mesi, e sarà oggetto anche di un ricorso al Tar. È stato chiaro sin da subito che non c’era condivisione del progetto, spesso neppure nell’ente. Ma evidentemente ci si è impuntanti.
O forse, ci si è dovuti impuntare. Magari proprio in un’ottica elettorale, perchè si sà, a furia di dare lavoro magari la si spunta. E, nelle ultime settimane, i comunicati dell’amministrazione sono stati particolarmente orientati ad annunciare demolizioni e ricostruzioni di plessi scolastici (come a Margherita e Cantorato) e piccoli edifici pubblici, con conseguenti lavori per milioni di euro.
E di circa 5 milioni di euro si parlava per costruire le 24 unità abitative tra Via Israele e Via Nazioni Unite, cifre non astronomiche ma di sicuro interesse quando si tratta di lavori pubblici. Un investimento interessante sotto tanti aspetti, che alla fine, però, ha ottenuto l’effetto opposto.
Adesso Voce ha 20 giorni di tempo per ritirare le dimissioni (fino al 17 novembre), mentre le elezioni si svolgeranno entro 60 giorni da quella data (16 gennaio 2026), lasciando un ampio margine di manovra a chi vorrà prendersi (o quanto meno provare a prendersi la scena). Scena contraddistinta da un’uscita ingloriosa, che finirà per macchiare anche tutti i traguardi – condivisibili o meno – raggiunti dall’aministrazione.
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