Il rapporto di Italia Oggi anticipa quello del Sole 24 Ore, ma la solfa non cambia. La Calabria è in fondo alla classifica per la qualità della vita, e non si schioda da li. Ed è davvero stancante il sentir ripetere sempre le stesse cose: da entrambi i lati. Perchè da una parte ci sono i report che ci ricordano che siamo carenti in tutto, condizione di cui siamo ben consapevoli, e dall’altra ci sono tutte le voci che cercando di dire che abbiamo altro, sole, mare, bla bla bla…
In questi anni si sta cercando molto di cambiare la narrazione della Calabria. È stata (ed è) una delle strategie del governatore, di tutto quel carrozzone di Calabria Straordinaria e così via. Stiamo cercando di farci un nuovo volto, e lo stiamo facendo in modo scriteriato. Perchè sappiamo perfettamente che la nostra immagine non coincide con la nostra realtà. La bella facciata tinteggiata nasconde sempre un palazzo senza fondamento. Ed è un rischio che oramai sottostimiamo.
Certo, è innegabile che siano stati fatti dei passi avanti. Mentirei se paragonassi la situazione attuale a quella di 10 anni fa. Ma, su tutti i fronti, siamo ancora al di sotto della sufficienza. E questi report- che qualcuno taccia di una sorta di “anti-meridionalismo” – non fanno altro che ricordarcelo. Chi vive qui deve arrangiarsi in tutto, e lo deve fare mentre si investono (anzi: si buttano) milioni in operazioni d’immagine.
Non c’è bisogno di proseguire nel ragionamento. Basta dire, una volta per tutte, che non esiste una sola Calabria. Non c’è. Come ogni altra Regione, del resto. L’immagine che continuiamo ad osservare, e della quale ci stiamo invaghendo anche noi calabresi, è falsa. Nonostante i proclami trionfalistici, stiamo ancora arrancando e lo stiamo facendo ogni anno un po’ di più. Siamo sempre di meno, ci sono sempre meno fondi statali, le infrastrutture sono definanziate, i medici cubani scappano dai nostri ospedali, l’economia è asfittica, morta.
Tutto ciò accade sotto al nostro bel sole. Succede mentre guardiamo il mare, mentre ci facciamo un’ora di traffico per raggiungere qualche affollata località montana, pagando – almeno per qualche ora – l’impressione che non sia poi così male. Una scommessa che, in fondo, ho fatto anche io.
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