Nuovo stop della Corte dei Conti al Ponte sullo Stretto. Niente di nuovo all’orizzonte, se non fosse che questa volta i commenti a corredo sono stati molto più morbidi, quasi inesistenti. Appena qualche mese fà, la premier arrivò a dire che i giudici contabili si erano messi di traverso col governo. Adesso il solo a commentare è Salvini, che ammette sostanzialmente che se lo aspettava. Niente più, niente meno.
Eppure, questa volta, lo stop riguarda un fatto specifico: ossia una convenzione del 2003, alla quale era stato aggiunto del testo circa i rapporti tra lo Stato e la Stretto di Messina Spa. Società carrozzone costata miliardi di euro, ed alla quale – lo ricordo – abbiamo regalato un ulteriore miliardo e mezzo, che le sarà consegnato, con tanto di scuse, dai rappresentanti dello Stato quando il progetto salterà definitivamente. Tutto ciò accade mentre si registra il definanziamento dell’alta velocità ferroviaria Salerno – Reggio ed il definanziamento dei fondi di sicurezza stradale destinati ai comuni, mentre gli sanziamenti annunciati per la Statale 106 ancora non si vedono.
Sembra comunque chiaro che la Corte dei Conti abbia appurato che i conti non tornano. E non tornano neppure a grandi linee, il che è indicativo se consideriamo che molti altri progetti sono stati approvati con stime quanto meno sommarie (Tav? Olimpiadi invernali 2026?). Qui invece mancano proprio le basi, e questo stop, in concreto, vuol dire solo una cosa: che i cantieri non partiranno neppure quest’anno. Con buona pace delle selezioni di Webuild, e di tutti i fessi che c’hanno abboccato.
La politica continua a vivere di menzogne. In Veneto da trent’anni si porta in campagna elettorale l’autonomia, ed è ancora il tema forte sebbene per trenta anni non si sia mai concretizzata. E si continua a crede, ci si continua ad ostinare sul nulla, anzichè affrontare la realtà. Una realtà fattuale, che abbiamo sotto gli occhi: certe cose non si possono fare, tutto qui. Ed il ponte ci rientra a pieno titolo.
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