In questi giorni si sono susseguite, frenetiche, le bozze sull’accordo di pace tra Ucraina e Russia. Prima a favore di una parte, poi dell’altra. Prima con aperto sostegno a Mosca, poi a Kiev. Prima sbilanciate verso l’aggressore, poi verso l’aggredito. Un marasma di nulla che continua a testimoniare come il presunto accordo sia in realtà un miraggio, un tunnel del quale nessuno vede la fine.
La guerra continua. Non solo al di là dei Carpazi, ma anche in medio-oriente, ed anche nelle più remote località dell’Africa. La verità è che non c’è pace nel mondo, neppure dalle nostre parti, dove la febbre da tifo riguarda anche i conflitti armati. Al punto che, andando oltre ai singoli esaltati, ci sono addirittura politici che si tatuano i simboli di questo o quel paese.
Un’appartenenza di facciata, falsa, propedeutica ad uno scopo terreno ed immediato: parteggiare. Nel senso negativo del termine, però, perchè in pratica non si ha nessuna necessità di prendere parte a questo o quello schieramento. Non viviamo la guerra come soldati sul fronte, umiliati in qualità di essere umani in quanto sacrificati, come carne da macello, ad un patrio altare magari persino ignoto. La viviamo come tifosi.
È più comodo, così. Ed in questo ci sguazza la politica tutta, a livello globale (inteso come mondo occidentale, ovviamente). Ognuno fa la voce grossa per difendere questo o quello, ma nel concreto non si fa nulla. Si osserva, si guarda. Si rimane sostanzialmente indifferenti pur non essendoli, perchè è chiaro che la questione non ci riguarda direttamente e si svolge a migliaia di chilometri dalle nostre case.
Diciamolo tanto per essere chiari, a questo punto: non ci interessa. Io stesso avrò scritto fiumi a sostegno della causa palestinese, ed alla fine mi chiedo a cosa sia servito, se non meramente a prendere una parte che ritengo essere quella giusta. E poi? E poi la guerra va avanti, i palestinesi sono massacrati, Israele continua ad uccidere civili impunemente violando lo stesso cessate il fuoco che tutti crediamo in vigore.
Gli Stati Uniti si pongono mediatori ma sono più che altro affaristi, e cercando di imporre il modello di forza (usato dalla Russia) sull’opinione pubblica, puntando a loro volta sul vicino Venezuela. Tutti sembrano interessati ad invadere e prendersi un pezzo di terra altrui: il concetto di conquista vive una nuova popolarità, dopo decenni di “pace” a parole. E sarà forse forse il tema preminente nella politica che verrà.
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