Non poteva passare inosservata la boutade uscita da un liceo crotonese, finito al centro di una spinosa polemica in un tranquillo fine settimana di festa. Tutta “colpa”, si fa per dire, della ricorrenza del naufragio di Cutro: in tale circostanza, la scuola avrebbe rifiutato un evento commemorativo, adducendo una motivazione piuttosto singolare.
Secondo la FLC CGIL, la scuola avrebbe motivato il suo no con l’assenza di un contraddittorio sul tema, circostanza prevista da una apposita circolare ministeriale. Una motivazione, al netto di tutto, piuttosto grottesca ed inusuale, ma sopratutto assolutamente infondata.
La circolare in questione – Manifestazioni ed eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche del 7/11/2025 – è stata molto contestata sin dalla sua pubblicazione: sebbene sia improntata su concetti condivisibili (come il pluralismo delle idee e la libertà di opinione), all’atto pratico complica lo svolgimento degli eventi che vorrebbe tutelare, per via di tutta una serie di “consigli” sul loro svolgimento.
Si prenda ad esempio questo passaggio: “l’organizzazione e lo svolgimento, all’interno delle istituzioni scolastiche, di manifestazioni ed eventi pubblici di vario tipo aventi ad oggetto tematiche spesso di ampia rilevanza politica e sociale, siano caratterizzati dalla presenza di ospiti ed esperti di specifica competenza e autorevolezza“. Come lo si applica a tutte le scuole d’Italia? Quanti “ospiti esperti” disponibili ci possono essere?
O ancora, questo passaggio (forse ben più grave): “si invitano le SS.LL., nel rispetto delle prerogative delle diverse componenti della comunità scolastica, a promuovere iniziative che siano coerenti con gli obiettivi formativi della scuola“. E quindi un istituto professionale come quello in questione cosa può e cosa non può includere nelle iniziative “coerenti” con il suo indirizzo di studio?
Fatta questa doverosa premessa, c’è però da dire una cosa: che non si parla mai di “contraddittorio“. Il testo della circolare è consultabile online, e non si fa alcun riferimento alle motivazioni addotte dall’istituto. Tanto è vero che, alla fine della fiera, il preside ha finalmente dichiarato che si è trattato di una errata valutazione a livello amministrativo. La cosa è stata interpretata male. Capita.
Alla fine la commemorazione (che non è un “evento”, e non è neppure un dibattito su cui poter avere opinioni differenti) si farà, ma resta un dubbio: serviva proprio tutto questo zelo amministrativo da parte della segreteria scolastica? Il preside si rammarica di essere finito in un “tritacarne mediatico”, dimenticando di ricordare che a scatenarlo è stato proprio il no della scuola che presiede.
Se – e dico se – l’obiettivo delle scuole fosse davvero sviluppare un pensiero critico, questo sarebbe un esempio da manuale.

