Una brutta pratica tra i pescatori è dura a morire, e prevede una forma di avversione a prescindere contro le murene. Questi pesci non godono di buona fama, e certo non si può dire che siano “amichevoli” o tolleranti nei confronti dei pescatori e dei bagnanti: sono pesci estremamente territoriali, tra i pochi in grado di attaccare – e mordere – anche se non provocati o in evidente pericolo. Per essere morti da una murena, comunque, ci si deve mettere di impegno dato che vivono in tane abbastanza profonde e riparate, e vi escono solo nelle ore notturne.
Il loro atteggiamento scorbutico, tuttavia, non penso possa giustificare l’avversione che si nutre nei loro confronti. Fin troppo spesso capita di vedere, tanto sulla spiaggia cittadina quando tra gli scogli, situazioni del genere: murene pescate accidentalmente, legate con forza (violentemente) al “collo” fino a lacerarne la carne, e poi rigettate in mare con un peso o un piombo da pesca. In questo caso, con una pietra. Il peso, posizionato in quel punto, impedisce all’animale di divincolarsene, ed al contempo gli rende difficile muoversi.
È, a tutti gli effetti, una condanna a morte del tutto ingiustificata. Basterebbe rimettere in libertà l’animale – fermo restando che, vale la pena ricordarlo, la murena è commestibile – senza troppe prìche, anziché accanirvisi contro. Ma tant’è, alla barbarie non c’è mai fine, ed il mare diventa uno scenario perfetto per un’intolleranza secolare ed irrazionale che per certi versi ricorda un po’ quella verso i serpenti. Un pregiudizio duro a morire, che causa molte più sofferenze animali di quante non se ne possano vedere, spiaggiate sulla nostra costa.

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