L’1% non tira

Ieri ho firmato la proposta di referendum popolare sostenuta 1% equo, che vorrebbe istituire una patrimoniale annuale sui patrimoni di oltre 2 milioni di euro. L’idea è quella di definire un’imposta flessibile (tra l’1 ed il 3,5%) per i grandi redditi, che, secondo gli ideatori della campagna, riguarderebbe “una platea ristretta” compresa tra “100–500 mila contribuenti”, corrispondenti a “meno dell’1% degli italiani“.

Sempre secondo gli ideatori, il gettito stimato minino è di 26 miliardi all’anno, da reinvestire laddove ve ne sia bisogno (ed i campi in Italia sono tanti). Si possono raccogliere firme fino al 15 novembre, e la campagna è già a buon punto (91%), ma bisogna arrivare a 50 mila firme per poter sottoporre la questione attraverso un referendum.

La cosa che mi ha colpito, però, è un altra. A differenza del referendum sulla riforma della giustizia (che ha raggiunto mezzo milione di firme in meno di un mese), qui si contano poco più di 46 mila firme da metà maggio (si è cominciato il 15 per la precisione), dunque in tre settimane.

Inoltre, sul portale sono presenti anche altre iniziative, inerenti a temi come “stop soldi ai giornali” o “remigrazione subito”. E questi referendum hanno superato le 130 mila firme nello stesso lasso di tempo, se non addirittura in meno tempo. Per loro l’obiettivo è ancora lontano, ma di questo passo potrebbero raggiungerlo.

Altre iniziative che riguardano ad esempio l’aumento dei costi per i tabacchi (per portarli a 5€ a pacchetto) o l’abolizione del ticket sanitario, sono a poche migliaia di firme. E quindi mi chiedo: davvero un tema come la remigrazione può ottenere più interesse rispetto ad un gettito fiscale di 26 miliardi?

Parliamo di un gettito superiore all’attuale manovra economica, che porterebbe indubbi benefici alle casse dello stato con un contributo mirato ai solo multimilionari. Tema attualissimo nel mondo (con toni e temi differenti), ma che in Italia lascia il passo a concetti come la remigrazione…

Vedremo, in ogni caso, chi passerà e chi nò. E, sopratutto, quale iniziativa si tradurrà realmente in un referendum.

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