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Le querele come atto intimidatorio

1794: “Ne major poena quam culpa sit”

Con il passare dei giorni gli animi si calmano ed i discorsi passano, ed i problemi si possono affrontare con più calma. Appena qualche giorno fa, dopo aver scoperto di essere stato querelato da Enzo Sculco per una presunta “lesione d’immagine” assieme ad un altro ragazzo, ero andato su tutte le furie: dal mio punto di vista, è assurdo finire querelati per un post dove, semplicemente, ci si auspica l’intervento della legge per chiarire situazioni torbide e poco trasparenti. Ma affrontando il discorso a mente fredda, dopo i bollori ed i complimenti ricevuti da tante, tantissime persone, ho realizzato che c’è ben poco da stare preoccupati: la querela di Sculco cadrà nel nulla, e verrà certamente archiviata per ovvia inconsistenza. Non saprei dire di preciso quando, ma entro l’anno lo sapremo.

Accantonato l’aspetto legale, con tutti i problemi che potrebbe produrre (specialmente di natura economica e lavorativa), non resta che una sola, semplice considerazione: cosa spinge una persona adulta a querelare per diffamazione dei ragazzi? Perché, diciamocelo chiaramente, Crotone è piena zeppa di ragazzi e ragazze – giovani e meno giovani – che vengono considerati “bravi” solo perché non prendono mai posizione. Perché non criticano mai, allo scopo di non venire mai criticati.

Evidentemente, il brigante ed il pitagorico non rientrano in questa categoria. Rientrano nella categoria dei ragazzi rompicoglioni, di quelli che hanno sempre da ridire, che parlano, che puntano il dito… ma sopratutto, rientrano nella categoria di quelle persone che non hanno nulla da perdere, nel dire liberamente ciò che pensano. Perché, a torto o a ragione, sentiamo il bisogno di distaccarci da quel meccanismo di piacioneria e moine che contraddistingue gli ambienti della Crotone bene, e che, alla lunga, finisce per farti andare bene anche il tuo peggior nemico per mera convenienza.

Che male c’è, nel dire che Gratteri dovrebbe indagare su Crotone e su tutti i torbidi meccanismi che da sempre contraddistinguono la sua politica locale? Che male c’è nel dire che gli arresti per mafia, in un contesto politico ed istituzionale, sono un campanello d’allarme? E sopratutto, che male c’è nel dire che a finire nel centro del ciclone c’è proprio l’attuale maggioranza, con a capo il grande blek?

Non c’è niente di male. Ma il clima di reverenza (o, come affermava Turino in un’intervista del 1993, di “vassallaggio politico”) è più forte di ogni altra cosa, ed ecco che anche chi appoggia pubblicamente l’operato di Gratteri non si permetterà mai e poi mai, a chiedere di fare chiarezza nelle stanze del potere locale. Non sia mai fare qualche nome, o nomignolo: macché, ti verranno a dire che hai esagerato, che hai tirato troppo la corda.

Basti pensare che, attualmente, esistono una mezza dozzina di blog sulla città, ed oltre una decina di testate giornalistiche. Quasi tutti si occupano quasi esclusivamente di calcio, di sport, o si adoperano per creare delle passerelle mediatiche per autocelebrarsi. È un meccanismo circolare ben rodato, che non prevede attacchi diretti, accuse, ma sopratutto non prevede inchieste, ricostruzioni. Si parla della città in terza persona, e la baracca sta in piedi.

Ad andarci sotto, in questi casi, siamo noi. Gli unici due blogger che trattano temi politici su Crotone sono stati raggiunto da una querela, lanciata per difendere un’immagine ed una reputazione che non esiste più da un pezzo.

A questo punto, visto e considerato che a Crotone tutti parlano, e che certi discorsi escono dalla bocca di tutti (ma proprio di tutti), è evidente che a finire querelati sono solo coloro che mettono espressamente nero su bianco un vox populi. Un pensiero comune cristallizzato online, che ovviamente non piace ai diretti interessati. Che però, anziché controbattere, rispondere, argomentare, o quanto meno cercare di dimostrare che non è così… si trincerano dietro la legge. Dietro un avvocato. Dietro la legge.

Un’immaturità cronica, per molti adulti crotonesi, che sentono il bisogno di tutelarsi in un aulta di tribunale. Ma non in questo caso. In questo caso, si tratta di una vera e propria intimidazione. Un atto voluto e mandato avanti appositamente per “zittire” e per “smontare” qualche voce critica, che, tutto sommato, non fa altro che un po’ di baccano.

Che futuro ci può essere, se la classe politica locale non si confronta e cerca di zittire ogni voce critica? Che futuro ci sarà mai, se personaggi come Enzo Sculco avranno sempre l’avvocato pronto per lanciare querele contro qualche ragazzo? Che possiamo pretendere da una città che, anziché stimolare il dibattito (per quanto acceso) si trincera nei silenzi e nelle omissioni?

Possiamo pretendere il nulla. Anzi, una nuova generazione di lobotomizzati che avranno paura a dire ciò che pensano. Che avranno paura di esporsi, di parlare, di dire ciò che pensano. E non per motivi reali o tangibili, ma solo perché certi nomi e certi discorsi sono da evitare.

Le querele passano, così come l’arroganza di certi soggetti. Siamo gli ultimi arrivati in questo mondo, e fa specie vedere di essere gli unici a finire “sotto inchiesta”. Fa specie, perché sappiamo bene di vivere in una città dove tutti sanno, ma nessuno parla.

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