Scholz, una cosa giusta

Tante cose potremmo dire su Olaf Scholz, ma oggi vale la pena soffermarci sull’intervista esclusiva concessa al Corriere della Sera, in cui ha parlato abbastanza a braccio individuando quelli che ritiene essere i tre problemi principali delle sinistre europee al giorno d’oggi.

Onde evitare interpretazioni errate, riporto per intero il testo circa quello che, secondo Scholz, è oggigiorno il primo problema della sinistra, seguito poi da evergreen come la globalizzazione (ma dai!) ed una più generale “sfiducia verso il futuro”. Afferma Scholz:

Quello che il sociologo americano Michael Sandel ha chiamato The Tyranny of Merit, la tirannia del merito. L’enorme espansione dell’istruzione ha prodotto anche una nuova frattura sociale. Dobbiamo superarla e tornare a considerarci tutti uguali. Chi lavora nella cucina di un ristorante o porta un espresso al tavolo vale esattamente quanto chi quell’espresso lo beve. Nessuno deve sentirsi superiore perché ha una laurea. Vale a maggior ragione per gli esponenti delle potenti élite economiche, che attribuiscono esclusivamente a sé stesse il proprio successo, perdendo di vista la società nel suo insieme. I partiti socialdemocratici devono ricostruire una nuova solidarietà nella società. Non è soltanto una questione di Stato sociale: ma di rispetto.

Il volume La tirannia del merito di Michale Sandel è un bel libro del 2021, divenuto in poco tempo un bestseller anche in Europa, sebbene i concetti espressi circolino già da anni: si pensi al libro I demeriti del merito. Una critica liberale alla meritocrazia di Pierluigi Barrotta, edito nel 1999 da una allora sconosciuta Rubbettino. Entrambi da recuperare, se non li avete letti.

Le parole di Scholz si pongono oggi come una conferma di quanto profetizzato in passato. Ed è innegabile che ci sia un problema sociale creato da una distinzione netta tra i lavoratori: quelli che svolgono lavori “utili” e quelli che svolgono lavori “necessari”.

Una distinzione che c’è anche in Italia, dove da anni si parla con una certa insistenza di “cervelli in fuga” e dove si cerca (spesso goffamente) di far rientrare laureandi e specialisti a suon di bonus o sgravi fiscali. E tutti gli altri lavoratori? Che, per inciso, sono la netta maggioranza della fora lavoro, non solo in Italia ma anche in Europa (e verosimilmente nel mondo).

Siamo arrivati al punto in cui possiamo tranquillamente affermare che la sinistra abbia perso di vista l’interesse della sua stessa maggioranza, preferendo occuparsi di minoranze frammentate da temi non politici. Il risultato è quello che vediamo: si è frammentata anche la maggioranza, spaesata e sperduta, contribuendo ad un generale crollo delle sinistre europee.

Certo, la frammentazione è una tema sociale, non solo politico. Ma mentre la destra ci soffia sopra puntando a dividere (attribuendo ancora i problemi agli “stranieri” e parlando di “remigrazione”) non c’è ancora un coro unanime, da parte delle sinistre, a ricordarci che i problemi sono di natura economica, indipendentemente dal numero di “migranti” di ogni singolo paese.

Siamo tutti sulla stessa barca, sostanzialmente. Ma come al solito, anzichè remare tutti insieme, si preferirà (ancora una volta nella storia) buttare in mare chi non ci sta simpatico, per poi scoprire che una barca, da sola, va alla deriva o non si muove mica.

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