Un fenomeno letterario

Sono quasi 600 gli anni di carcere chiesti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nell’inchiesta – oramai dimenticata dai più – Glicine-Acheronte, che portò all’arresto di oltre 100 persone tra imprenditori, politici e “faccendieri” ritenuti parte di un’organizzazione a delinquere ben strutturata e radicata sul territorio.

Facendola semplice, l’indagine avrebbe messo in luce una “zona grigia” di collegamento tra criminalità, imprenditoria e politica, in grado di influenzare attivamente la cosa pubblica. In altre parole, ha scoperto l’acqua calda, a partire dal controllo che, ancora oggi, impone il cosiddetto gruppo dei papaniciàri all’intera città.

Ed è sempre acqua calda la scoperta che la criminalità organizzata aiuta la politica. I bacini di voti, i consiglieri comunali che prendono sempre lo stesso numero di preferenze e se li trasferiscono in dote, gli incarichi esterni tanto al Comune tanto alla Regione (e vogliamo parlare della Provincia?), i “contentini”… c’è sempre qualcuno che deve fare il lavoro sporco, e collegare questi due mondi.

Guardando il lungo elenco di condanne richieste, leggeremo di tutto: nomi di ex consiglieri, assessori, politici di lungo corso (alcuni addirittura provenienti dalle segreterie nazionali), persino governatori regionali e deputati. Ma anche nomi di sindaci ed ex sindaci, di noti imprenditori plurindagati (e mai condannati, va detto), e di tanta altra gente che non conosciamo, a parte qualche nome noto alle cronache locali.

Ovviamente, siamo ancora nella fase dell’accusa. Bisognerà vedere cosa resterà, di queste richieste, a processo ultimato. E c’è già chi mette le mani avanti: chi se non lui, Enzo Sculco, che ha già bollato il tutto come “falsità incredibili” in una apposita conferenza stampa. Già condannato in passato per concussione, arrivò a dire di “avere la coscienza a posto e nessun timore”. L’approccio, insomma, non cambia.

È lo stesso personaggio che, assieme al suo avvocato, ha trovato il tempo di querelarmi in passato proprio perchè scrivemmo apertamente di sostenere l’attività d’indagine di Gratteri su Crotone (come feci anche su CN24TV). Ci accusò di lesione d’immagine (fate un po’ voi…) ed il tutto venne rapidamente archiviato senza troppi sconvolgimenti.

Ma tra le sue tante sparàte, una forse è quella per cui sarà ricordato. L’articolo online è oramai difficile da trovare, ma ancora presente: era il 2008 quando affermò candidamente che la ‘ndrangheta è un fenomeno letterario, sopratutto a Crotone. Erano i tempi del processo Puma, e se non ci ricordiamo di Glicine-Acheronte (o anche di Rinascita Scott) non possiamo di certo ricordarci quegli anni.

Voglio però spezzare una lancia a favore dell’oramai attempato querelatore, perchè ha perfettamente ragione nell’affermare che la ‘ndrangheta è un fenomeno letterario. Ne si è scritto talmente tanto, si sono fatte innumerevoli indagini, sono arrivati secoli di condanne (se non millenni) e, nel crotonese, i coinvolti sono sempre gli stessi. Se non è un romanzo questo…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.