Avete letto l’opinione apparsa oggi su LaC, a firma di Franco Laratta? No? Bene, allora fatelo subito. Recuperate. Leggetela, svelti! Perché è talmente banale, ridicola e scontata, che è opportuno chiedersi che cosa ci faccia su di un giornale.

Un’opinione è un’opinione, certo, e ci mancherebbe altro. Ma quella espressa sembra più lo sfogo di un adolescente su di un social network che non l’opinione di un giornalista. “Facile parlare da lontano, comodamente seduti, senza sapere, senza conoscere, senza capire“: forse quello che “parla da lontano” è proprio Laratta, che evidentemente non ha cognizione di ciò che accade in Calabria.

Anzi, permettetemi di dire: ha perfettamente cognizione di ciò che accade in Calabria. Solo che non gliene frega niente. Preferisce vivere in un mondo fatto di artisti estemporanei che tessono lodi metafisiche di una terra martoriata da problemi. Cita Repace, senza magari mai neppure aver letto Calabria grande e amara. Ma tant’è.

Il punto è che oggi, in Calabria, abbiamo un problema: c’è sempre più gente convinta che i problemi si risolvano senza affrontarli, nè direttamente nè indirettamente. Laratta fà quello che vorrebbe fare Spirlì con la film commission, applica una censura alla realtà. Si vuole quasi bloccare quella che viene definita “narrazione tossica”, ma che altro non è che la narrazione della realtà.

La Calabria è una terra che agli occhi di un qualunque osservatore esterno – Augias o chicchessia – risulta irrecuperabile, persa, lontana. Ce lo dicono i numeri. Ce lo dicono i report. Ce lo dicono le statistiche. Ce lo dicono gli obiettivi mancati. Ce lo dicono le inchieste, le indagini, i continui commissariamenti sotto ogni aspetto della vita pubblica e sanitaria. Tutto ci dice che siamo sotto la media, e non da oggi.

Crogiolarsi nei clichè non ci porterà niente. Ricordare che c’è gente che onesta che lavora, come se fosse chissà quale pregio, è uno schiaffo al fatto empirico che siamo tra le regioni europee con il più alto tasso di disoccupazione. Di emigrazione. Di povertà educativa.

Problemi concreti, che Augias considera, Laratta no.

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