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“Immortaliamo il morto”

La vita va avanti. Ormai siamo abbastanza grandi da saperlo, che il mondo non si ferma per una morte. Ma forse ci sono questioni di opportunità, anche forse di rispetto (parola ormai privata di ogni suo senso nobile) che non dovremmo dimenticare. Sopratutto a seguito di avvenimenti tragici come quello di oggi.

Raccontare una morte come quella avvenuta oggi non è mai facile. Sarà colpa di quel pudore instillatomi sin da bambino, ma ogni parola sembra detta a sproposito. Suicidio, incidente, fatalità: troppi vocaboli per raccontare un fatto che si è consumato in pochi istanti, sotto gli occhi di non pochi testimoni, in pieno lungomare durante una bella mattinata di un giorno festivo.

Un dramma, da trattare delicatamente anche se nel frattempo i pettegolezzi sono già agguerriti. Vita morte e miracoli di quel pover’uomo sono già di pubblico dominio mentre il corpo è ancora coperto dal lenzuolo. La Polizia non transenna, i passanti si avvicinano. Sono “curiosi”.

Gli avventori del vicino locale si sono visti rovinare una bella mattinata, con un’immagine che forse non dimenticheranno più. Almeno alcuni di loro. Altri ci hanno scherzato sù con un video, finito – loro malgrado – in rete. Non è la prima volta che capita: qualche anno fa un uomo è morto sulla spiaggia proprio li di fronte, ed anche in quel caso era girato un video in cui il malcapitato veniva deriso.

Fòra ddù cùlu mìju ddùv và vvà, si dice a Crotone. E quei ragazzini nel video non fanno altro che riflettere quanto fatto da quel capannello di adulti più o meno attempati che ha circondato quel corpo a terra. Due facce della stessa medaglia, solo con età differenti.

Ma la vita va avanti. Il vicino locale non ha fermato neppure per un attimo il servizio, e guai a dirlo: non è dovuto. Non ci si ferma per un lutto in famiglia, figurarsi per quello di un estraneo. Che poi, non è morto neppure nel locale, ma solo vicino, a due passi dai tavolini esterni.

In questi casi ci si rende conto di come quella sbandierata “solidarietà” che siamo soliti attribuirci, quasi a differenziarci dagli “altri”, in realtà è solo una finzione. Non siamo poi così diversi da ogni altra realtà – grande o piccola – dove prevale l’individualismo più sfrenato, il menefreghismo verso il prossimo.

Un dramma. Una tragedia. Si, ma per chi? Starò invecchiando anche io, ma forse vale il detto – sempre nostrano – che ì morti si cianciànu sùli. Nel senso: peggio per loro, che sono morti. Per gli altri la vita continua.

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