In queste sere, dedicando il giusto tempo a letture leggere che non siano le solite cose, ho iniziato uno dei vari libri acquistati qualche settimana addietro in una libreria di Cosenza: era talmente piena di offerte che avrò comprato una dozzina di volumi, che un po’ di autori contemporanei non guastano mai.

In particolare, sono alle prese con l’Atlante di un uomo irrequieto di Christoph Ransmayr, libro che raccoglie settanta esperienze dell’autore in giro per il mondo, in anni in cui l’esploratore era ancora un mestiere intrigante. Non parliamo di secoli fa, ma del dopoguerra: un mondo non ancora digitalizzato ed iperconnesso dove esplorare era davvero un’avventura.

Ogni capito del libro inizia allo stesso modo. Inizia con “Ho visto“. E li l’autore parte da un dettaglio che gli è rimasto impresso nella mente, sviluppando poi quello che è il racconto della sua esperienza in quel dato punto del mondo. Sembrava, all’inizio, una trovata facilona per attrarre l’attenzione, ma dopo qualche capitolo il filo logico della narrazione ti prende, e vai spedito di storia in storia.

Non posso però evitare una considerazione. Quanti libri potrebbe scrivere, ognuno di noi, basandosi sulle cose che ha visto? Perché, al giorno d’oggi, sono sempre di meno le cose che si vedono, che si vivono in prima persona, ma allo stesso tempo sono tante, tantissime le cose che ognuno di noi potrebbe raccontare.

Se l’autore ha la possibilità di raccontare il Laos dopo i bombardamenti americani, noi oggi possiamo raccontare il conflitto russo-ucraino: ma può farlo chi è li, chi si trova sul campo. Gli eventi non mancano, mancano gli esploratori.

La nostra vita si riduce così ad una vetrina dove scorrono immagini di “influencer” sempre negli stessi posti, sempre negli stessi luoghi, che spingeranno altri loro simili ad andare in quegli stessi posti per farsi le stesse foto. È questo, quello che noi vediamo ogni giorno?

E quanto ci sarebbe da vedere, in questo mondo. In ogni suo angolo, tra cose terribili e cose magnifiche, cose raccapriccianti e cose gioiose. Forse tutte queste cose non ci interessano più, semplicemente. Ci limitiamo ad apprezzare la sponsorizzazione di questo o quel prodotto, anteponendola ad ogni dramma, ad ogni evento importante, ad ogni cosa che vada oltre la nostra sfera.

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