Non ho avuto testa, in questi giorni, di commentare quanto accaduto nel liceo Pertini di Crotone, dove si delineano trame sempre più fitte ed intricate su un vasto sistema di corruzione, assoggettamento e “favori”. La bomba è esplosa lo scorso 12 novembre, quando vennero resi noti i nomi dei primi due indagati. Di ieri invece la notizia che il numero di indagati è molto più alto, e riguarda non solo alcuni familiari della preside ma anche altri collaboratori, vicepresidi e così via.
È abbastanza chiaro, come funziona la cosa. Nel liceo in questione ci entrava a lavorare solo chi era “amico” della preside. O comunque familiare. E questo frangente non è assolutamente diverso da ciò che accade in tutte le altre scuole crotonesi. Dove le amicizie e le chiamate dirette valgono più di ogni altra cosa.
Per anni ho sentito di ragazzi e ragazze (sicuramente più meritevoli del sottoscritto) entrati per direttissima tanto nei licei quanto nelle scuole primarie, scavalcando mad, graduatorie e quant’altro, e grazie a progetti, pon e via dicendo si sono trovati inseriti prima di anno in anno, poi definitivamente. Magie delle cerchie d’amicizia tra docenti, che hanno permesso a tanti figli – ma sopratutto figlie – d’arte di ritagliarsi un posto sicuro in una realtà altrimenti così precaria.
E se questi controlli si estendessero anche alle altre segreterie? Magari si scroprirebbe un vaso di pandora che ancora non consideriamo tale, ostinandoci a ritenere le scuole un presidio di non si sa che cosa, infagottato da parole come “legalità” e “meritocrazia”, infarcito da progetti, iniziative, eventi e chi più ne ha più ne metta.
Ma se si iniziasse a dare uno sguardo ai cognomi presenti nelle segreterie crotonesi, che quadro ne verrebbe fuori?
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