Nucleari tanto per

Oggi la Camera ha votato a favore del cosiddetto “nucleare civile”. Il pallino del nucleare, tanto caro alla destra di Governo, trova una prima base solida in un testo che è tutta fuffa, se non altro perchè prevede l’avvio delle prime “valutazioni” entro la fine del decennio (2030) ed un avvio delle prime produzioni entro la prossima metà degli anni ’30.

Una stima estremamente ottimistica ed irrealistica, che non tiene conto di un fattore spesso sottostimato in Italia: i ricorsi. Se, come si legge nell’articolo, si parla di piccoli impianti da massimo 350 megawatt, bisogna chiedersi quanti impianti si punta a realizzare. Perchè se è vera la stima di circa 20 mini-centrali lungo tutto il belpaese, c’è da prepararsi ad almeno altrettante rimostranze locali.

Detto questo, però, c’è altro su cui obiettare. Perchè il piano, approvato dallo stesso Governo sul finire del 2025, prevede un investimeno da 6 milioni per “informare” la popolazione nel 2026, ed uno stanziamento da 20 milioni per i primi studi tra il 2027 ed il 2029. E questi “primi studi” li farà – guarda caso – una società ad hoc creata sempre dal Governo, la Nuclitalia, composta a sua volta da Enel, Ansaldo e Leonardo.

Insomma, più che il via libera al nucleare, si è votato a favore di una discreta somma di denaro da elargire ai soliti noti. Il Governo si è fatto e si è approvato uno stanziamento per spendere quasi 30 milioni di euro per informarci e studiare questi SMR: speriamo che non li spendano per produrre un altro DVD con Cecchi Paone che cerca di spiegarci i benefici del nucleare come un disco rotto.

Perchè vale la pena ricordare che non solo gli italiani hanno votato per ben due volte contro il nucleare (1987 e 2011, ma si sa, le cose possono cambiare e forse oggi otterremmo un risultato differente), ma anche che il nucleare rappresenta una quota sempre minore nella produzione di energia a livello europeo.

Secondo l’ultimo rapporto Eu energy in figures, la produzione di energia nucleare è diminuita dal 14,8% al 13,6%, e che a livello europeo si è raggiunto il picco di produzione di energia rinnovabile (49%), seguita dai combustibili fossili (29%, prevalentemente gas) e nucleare (23%). Tutti questi dati sono pubblici e consultabili anche in italiano.

In questi mesi di rincari, abbiamo scoperto che anche i paesi con diverse centrali nucleari (Francia, Inghilterra, e gli stessi Stati Uniti) hanno registrato un netto aumento dei costi dovuti ai rincari del petrolio. E ciò si spiega proprio per il fatto che la produzione di energia da combustibli fossili garantisce percentuali maggiori rispetto al nucleare. Ed ancora più elevate sono le percentuali delle rinnovabili (vedasi il caso Spagna).

Che senso ha, dunque, investire in una tecnologia sempre più obsoleta e spacciata forzosamente come “green” quando la soluzione ce l’abbiamo già? L’unico senso è garantire un lauto tesoretto ad alcune aziende e società, un po’ come si fa con il Ponte sullo Stretto: 30 milioni da spartirsi che non si tradurranno in alcun investimento reale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.