Avevo pensato di titolare qualcosa tipo L’arroganza paga, per fare il solito discorso sul fatto che il trasformismo politico rende bene a chi sfrutta i cavalli vincenti del momento. Voce è salito sul carro del centro-destra, sfruttando (almeno in parte) la scia della Giunta regionale e del Governo nazionale a suo vantaggio, ma ciò non basta a spiegare la sua vittoria.
A guardare i primi numeri, vediamo che il suo successo elettorale è stato trainato dalle liste civiche, seguite poi dalle liste politiche. Buono il risultato di Fratelli d’Italia, che ottiene il 9,65%, meno buono quello di Forza Italia, che non sfonda come a Reggio Calabria ma guadagna un notevole 8,89%. Tuttavia, il 45,76% delle preferenze viene dalle quattro liste civiche, e non possiamo non tenerne conto.
Senza il sostegno della destra, probabilmente, saremmo andati al ballottaggio (e mi sarei tolto l’ultimo timbro dalla tessera elettorale). Ma il risultato dell’elezione non sarebbe cambiato, e ciò perché – volenti o nolenti – l’amministrazione ha alle spalle cinque anni di governo cittadino, durante i quali è riuscita a costruirsi un’immagine solida, che ha retto al cambio di bandiera ed a scandali ben più pesanti (finiti però a tarallucci e vino).
A questo punto, non possiamo non chiederci cosa sia stato proposto in alternativa al modello Voce. Nel fine settimana appena trascorso leggevo che, a Reggio Calabria, la sinistra si era arresa prima di iniziare, non provando neppure a contrastare l’ascesa di Cannizzaro. Tralasciando il fattore politico, non possiamo dire che a Crotone sia andata diversamente.
Tanto Battaglia quanto Trocino sapevano di essere in gioco solo per competizione, e forse proprio per questo motivo quest’ultimo aveva persino dato inizialmente forfait salvo poi ripensarci. Se da un lato abbiamo il crollo del “campo progressista”, però, dobbiamo anche chiederci cosa abbiano offerto in concreto questi candidati.
Il programma elettorale di Trocino assomiglia più ad un insieme di buone intenzioni che non ad un progetto concreto, mentre la squadra di Voce è riuscita ad articolare un programma definito e con interventi quanto meno identificabili. Certo, è sempre campagna elettorale. Ma il confronto, anche tra i due siti, è impietoso.
L’opposizione ha adesso cinque anni per strutturarsi, e forse – quanto meno a livello politico – è opportuna una riorganizzazione di questo “campo progressista”, che deve però organizzarsi concretamente. Non basta urlare allo scandalo o cercare di far leva su questo o quel tema: serve una alternativa concreta ad un modello che, bene o male, ha dimostrato di funzionare.
In alternativa, può sempre rimanere quel tipo di opposizione che urla e starnazza per fare qualche like sui social. Ma dovrebbe essere evidente che non basta a governare una città, e neppure ad ottenere il consenso di chi ti mette qualche like.
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