La ribalta dei “piemontìni”

Oggi mi è capitato di dare qualche notizia circa la celebrazione dei 212 anni di attività dell’Arma dei Carabinieri, svoltasi nella bella cornice di Reggio Calabria (fresca di rielezione di un sindaco forzista) alla presenza di Premier e Ministri assortiti. Un evento degno di nota con tanto di simulazioni e parate, che ha coinvolto la popolazione e sta venendo giustamente definito come un evento “storico” per la città.

Di particolare interesse la nota celebrativa diffusa dal presidente del consiglio regionale, Salvatore Cirillo, che ha parlato dell’evento come di un “onore” per l’intera Regione ed ha ricordato il “rapporto profondo” che esista tra la Calabria ed i Carabinieri, definendolo un “legame che attraversa la storia”.

Il che è curioso. Leggenda vuole che i primi Carabinieri che giunsero in Calabria arrivarono proprio a Reggio Calabria nel 1860, durante la spedizione di Garibaldi. Erano i cosiddetti carabinieri genovesi: presero parte alla battaglia di Piazza Duomo, e sul finire dello stesso anno si insediarono ufficialmente in città. Proprio da questa curiosità storica, deriverebbe l’origine della scuola allievi ancora oggi in attività.

La convivenza non fù affatto facile. I Carabinieri si guadagnarono sin da subito il soprannome di piemontìni, vezzeggiativo oggi dimenticato e, sorprendentemente, sparito anche dal web. E furono, assieme all’Esercito, tra gli esecutori materiali della repressione militare post-unitaria: la famigerata Legge Pica, esempio di rappresaglia oggi poco studiato e conosciuto.

Chi incappa in questo articolo senza aver mai letto niente del sottoscritto farà rapidamente 2+2, e leggendo il nome del blog partirà la solita manfrina contro i neoborbonici. Ma sbaglierebbe: perchè la repressione armata proseguì negli anni, andando ben oltre la fine formale della legge sulle “province infette”, conclusa con un insuccesso nel 1870.

Qualche settimana fa scrivevo un articolo per ricordare i fatti di Benestare, considerati la prima rivolta contadina calabrese: nel 1906 proprio i Carabinieri repressero nel sangue la rivolta di chiedeva cure mediche gratuite. Situazione non dissimile a quella avvenuta, nel 1925, a San Giovanni in Fiore.

E basterebbe sfogliare le rassegne storiche dell’Arma per trovare decine e decine di casi in tutta la Calabria, assieme ad episodi simili avvenuti anche per mano dell’Esercito e della Polizia (non da ultimo, l’eccidio di Melissa). Erano altri tempi, forse, e le mentalità erano differenti. Le cose cambiarono radicalmente con la fine del secondo conflitto mondiale, seppur con calma.

Oggi guardiamo ai Carabinieri con gli occhi di fine secolo, e quindi come servitori dello Stato spesso vittime del dovere, che contrastano criminalità e malaffare. Ed è curioso pensare che spostandoci all’altra estremità del secolo, al suo inizio, avremmo avuto dei giudizi diametralmente opposti.

Basti pensare ad una famosa canzone popolare calabrese, ancora oggi piuttosto in voga in certi ambienti.

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