Avere a che fare con l’Agenzia delle Entrate non è mai facile. È una cosa che si impara solo vivendo, e che finchè non ti ci scontri non si può spiegare in modo universale, perchè esistono una tale sfilza di problemi e cavilli da far impallidire anche i più temerari.
In quest’ultimo mese mi è capitato di averci a che fare in modo più diretto rispetto al passato, dovendo presentare una serie di documenti e moduli che, per come scritto espressamente sul sito dell’agenzia, potevano essere inviati anche online tramite l’apposito servizio.
L’alternativa è tra scegliere un appuntamento in sede (con almeno una settimana di attesa), inviare una raccomandata postale o una pec. Ma se c’è un servizio apposito che fai, non lo usi? La logica te lo suggerisce, essendo tra l’altro poi una sezione dedicata del portale, con tanto di numero di protocollo ed identificativo della comunicazione.
E così, l’1 settembre scorso ho inviato i documenti. Dopo una settimana erano ancora in fase Inviato. Poco male, avrei potuto prendere appuntamento, ma mi sono risparmiato di andare fin lì. Dopo due settimane, ancora in fase Inviato, e pazienza, avrei fatto in tempo anche a mandare la raccomandata ma mi sono evidato la coda alle poste.
Nulla cambia la terza settimana, così si decide di prendere appuntamento in sede. Prima data disponibile oggi, 1 ottobre, un mese dopo l’invio del documento (che risulta ancora come semplicemente Inviato sul portale).
L’impiegato che ci riceve, molto cordialmente, ci dice chiaramente che se non fossimo andati di persona la pratica sarebbe rimasta appesa a tempo indeterminato. “Non l’avremmo mai gestita” ci dice ad un certo punto, poichè il personale “è quello che è” (e cioè: poco) e la mole di lavoro è sempre troppa.
In quattro e quattr’otto, ci ha risolto la situazione e ci ha detto di non tener più conto di quell’invio fatto online: ha gestito tutto da capo. E va bene così, da una parte. Ma a che serve attivare un servizio online se non lo si può gestire?
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