Per quanto condivisibili e giusta la protesta di autotrasportatori ed agricoltori, bisogna fare un netto distinguo tra le rivendicazioni e le forzature del settore. Sopratutto quando sentiamo dire che questa protesta “riguarda tutti” e che è “del popolo”. Termini che, quando li sentiamo, corrispondono sempre ad un campanello d’allarme.
Se lo scrivo, è perchè dai diversi incontri tra autorità e rappresentati degli autotrasportatori sta emergendo un quadro piuttosto diverso da quello raccontato nei presidi, dove spesso vengono sbandierate tutta una serie di posizioni che poi non trovano riscontro nei tavoli istituzionali.
Diciamolo chiaramente: nei presidi si parla di “caro vita”, dell’aumento dei prezzi, si criticano apertamente le scelte del governo nazionale ma anche alcune norme europee, e si rimarca la netta (ed innegabile) differenza tra l’aumento dei costi e la diminuzione dei ricavi,in settori che non godono certo di particolari garanzie.
Temi che però non stanno minimamente entrando nei tavoli istituzionali. I rappresentanti degli autotrasportatori, ascoltati ad esempio dalla Prefettura di Crotone, hanno chiesto “l’introduzione di un tetto al costo del carburante per i vettori professionali”, e dunque per loro stessi, così come previsto per agricoltori e pescatori.
Ed anno anche chiesto di “alleggerire la pressione contributiva tramite rimborsi dedicati”, nonché di ripristinare l’osservatorio nazionale sui costi del trasporto. Misure dunque a beneficio esclusivo del settore, e non “per tutti” come si va sbandierando.
E certo, è altrettanto chiaro che il settore è estremamente penalizzato da questi aumenti (finanche superiori al 50% rispetto allo scorso anno), ma non sono gli unici a subirlo. Gli stessi rincari li ha il pendolare, anche lui alle prese con uno stipendio eroso dai costi, ma anche tutti noi altri con aumenti riflessi su qualsiasi cosa.
Detto questo, vi dico come andrà a finire questa protesta “del popolo”: non appena gli autotrasportatori incasseranno qualche promessa dal Governo, smobiliteranno. Lasceranno i presìdi agli agricoltori, ai pescatori ed a tutti gli altri settori che si stanno unendo tardivamente alle proteste (come i panificatori). Ed ognuno si faccia la sua protesta.
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