Oggi sono un po’ demoralizzato, perché nella festa dei lavoratori mi sento un po’ inutile. La pesantezza di questi giorni rende tutto più insopportabile, e le iniziative per lodare chi lavora oramai non le apprezzo più. Quasi mi disgustano. C’è chi muore sul lavoro e chi muore di lavoro, e chi poi un lavoro non ce l’ha. E chi ce l’ha come sta messo? Non chiediamoci nulla, almeno per oggi.

Negli ultimi mesi, come ho già avuto modo di scrivere, sto cercando attivamente un altro lavoro. Non solo in città, ma in tutta la regione, ed anche oltre. La situazione è insostenibile ed il solo pensiero delle bollette in arrivo (ma anche dell’assicurazione, della Tari, del bollo) mi annichilisce. Ma se prima riuscivo a raccapizzarmi ed a guadagnarmi anche la sola giornata, oggi sembra impossibile. Sarà l’età, sarà che c’è tanta altra gente nelle mie condizioni. Sarà quel che sarà, in quasi mezzo anno non ho trovato un altro impiego.

Sono arrivato ad oltre 300 candidature, quasi tutte scartate. Le altre sono in attesa, e così rimarranno per sempre. E non parliamo di contratti part-time: qui la disponibilità deve essere totale, quasi esclusiva. Non puoi far altro che accettare o rifiutare, e forse arriverà il momento che anche io dovrò nuovamente piegarmi ad accettare il compromesso.

Nel mentre, per me non c’è nulla. Non ci sono corsi di formazione da parte della Regione, nè politiche attive o programmi di reinserimento. Sono “troppo giovane” per loro, devo arrivare  35 anni. Eppure, per i datori di lavoro sono “troppo vecchio” e preferiscono i ventenni. Ti liquidano allo stesso modo: reiscriviti a Garanzia Giovani e aspetta che esce qualcosa. Già, aspetta. Aspetta e spera.

Qualcosa uscirà, spero, qui o altrove. Vorrei tanto poter dire che tutto ciò non mi serve, e che vorrei rimanere a fare ciò che faccio: ma a queste condizioni è una lenta tortura, che ti conduce dritta al nulla. Al cosiddetto lavoro per la gloria.

Già, lavoro per la gloria. Quello che ho fatto negli ultimi dieci anni e più. Tempo sprecato, per non avere nulla in mano.

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