Sempre più spesso leggo delle cose che mi fanno rabbrividire. E non mi riferisco solo alla banalità del male o all’efferatezza di determinati crimini, ma anche (e sopratutto) al cambio di mentalità verso determinati argomenti.

Oggi, ad esempio, mi sono trovato a fare una nota di Legambiente Calabria, che condivide quanto deciso dal sindaco di San Nicola Arcella: il primo cittadino ha infatti applicato una tassa di 3€ per poter visitare l’Arco Magno, con divieto di portare con se ombrelloni, sdraio, cibo o borse, nonché di fare il bagno sotto l’arco stesso. Di fatto, paghi per andare a vedere il luogo e poi te ne torni indietro.

Ecco, quando leggo certe cose mi irrito. Perché la cosa può anche avere un intento nobile (generare degli introiti per tenere pulita la spiaggia e mantenere il servizio di “vigilanza”) ma nei fatti è un modo per fare cassa con la scusa di “tutelare” un bene ambientale. Comportamento sgradevole purtroppo condiviso dalle associazioni ambientaliste, che pensano ad una sorta di “numero chiuso” che esiste solo nei loro sogni.

Il Comune di San Nicola Arcella infatti non limiterà il numero di turisti che potranno andare a visitare la bellezza dell’arco: semplicemente li farà pagare. Ciò non eviterà situazioni di affollamento (circostanza così temuta da Legambiente), che al contrario saranno ben tollerate. Il turista quindi dovrà pagare oltre al parcheggio presso uno dei lidi balneari esistenti in zona (dai 5 ai 10 euro) anche l’accesso al sito, che dista poco più di 10 minuti di cammino a piedi.

Inutile dire che quelli del Comune hanno avuto un’idea geniale, sulla scia di quanto deciso dal sindaco di Tropea che ha aumentato a 3€ all’ora il parcheggio pubblico (dicendo però di essersi sbagliato, in quanto voleva portarlo a 5€). I Comuni calabresi tentano di capitalizzare sui turisti, spillandogli soldi anche per permettergli di visitare un bene naturalistico che non è proprietà di nessuno.

È c’è anche chi pensa che sia giusto così. C’è chi crede sia corretto privatizzare un luogo con la scusa di tenerlo pulito: compito che già spetterebbe agli enti comunali, ma puntualmente disatteso. Il servizio viene così messo in carico ad associazioni di volontariato o sportive (!), non a scopo di lucro, in un giro non del tutto trasparente e limpido.

In Calabria anche la natura sta diventando a pagamento. E meno male che volevamo sponsorizzarci e proporci come luogo selvaggio, dalla natura incontaminata ed alla portata di tutti.

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