Tra i vari canali tramite i quali ho deciso di vendere il mio nuovo libro c’è anche il metodo più diretto di tutti: ad un mercatino. Ritengo che il contatto tra autori e lettori dovrebbe essere alla base, sopratutto in circostanze riguardanti le pubblicazioni locali. Insomma, è anche un modo per scambiare qualche chiacchiera, lontano dai protagonismi.

I mercatini però non sono, notoriamente, luoghi ideali per vendere libri. Almeno a queste latitudini. Men che meno nel fine settimana. E diventano ancor meno adatti se si svolgono in orario serale, quando la gente esce per svagarsi e pensa decisamente ad altro. Eppure, questo abbiamo, e questo tentiamo di sfruttare.

Lapidario è stato il commento di un uomo, che dopo aver preso il libro ed averne letto il prezzo, lo ha subito riposato con un guizzo fulmineo, per poi rivolgersi alla moglie dicendole (testualmente): “Ci prendiamo due pizze“. Già, due pizze.

In fondo mel’aspettavo: non è il momento più adatto per proporre ad una famiglia di spendere del denaro per un libro, perché il metro di paragone è evidente. Due pizze. O il pane per un paio di settimane, per rimanere in tema.

Forse dovrei fare davvero una presentazione, forse dovrei sponsorizzarlo di più. Ma la cultura non è prostituzione, non è costringere le persone ad acquistare qualcosa, ma sviluppare in loro interesse, curiosità. Se questa manca (o non può essere soddisfatta, in termini economici) è probabile che non abbiamo nulla da dirci.

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