Quando si verificano certe calamità naturali, è difficile trovare una spiegazione alle morti ed alla distruzione di interi paesi. L’alluvione lampo che ha colpito le Marche questa notte rientra perfettamente nella casistica: oltre 300 millimetri d’acqua piovuti in qualche ora, che hanno portato alla straripamento di un fiume dopo la formazione di diversi “tappi” formati da vegetazione, fango e rifiuti.

Capite bene che è fastidioso fare questi ragionamenti quando si contano ancora le vittime e si cercano di definire i dispersi. Ma le affermazioni – comprensibilissime – fatte a caldo da alcuni sindaci rischiano di far ricadere ogni attenzione sulla mancata allerta della Protezione Civile, e non su tutto il resto.

Lo dico perché in Italia abbiamo, purtroppo, una lunga tradizione di disastri del genere, avvenuti anche di recente e con allerte di ogni colore. Ed ogni volta, al termine della calamità, viene ripetuto lo stesso mantra: và fatta prevenzione. Vanno fatte opere di contenimento. Vanno ammodernati gli argini. E così via.

Gli appelli di ingegneri e geologi cadono puntualmente nel vuoto, e si finisce per prendersela solo con la Protezione Civile. Tutti punteranno adesso il dito per l’allerta gialla, quando i tecnici hanno già spiegato che tali fenomeni (sempre più frequenti) sono purtroppo imprevedibili anche per loro. Se non altro perché sono fenomeni nuovi, che vanno studiati per essere compresi.

Purtroppo le alluvioni lampo sono sempre più frequenti in tutta Italia – ricordate il caso di Crotone? – ed avvengono dopo mesi di caldo e siccità. A questo punto possiamo scegliere cosa fare: prendercela con la prociv perché non ci ha allertato, o iniziare a fare qualcosa.

Certo, bisognerebbe fare molto sul fronte ambientale, ma si può iniziare anche con delle opere civili, ingegneristiche, con opere di prevenzione. Ad esempio, si potrebbe iniziare ad ascoltare tutti quegli ordini che tentano di avvisare le istituzioni sui potenziali rischi idro-geologici del territorio: da quanti anni le loro parole sono lettera morta?

Oggi si contano decine di vittime, ed anzichè addossare le colpe alle previsioni metereologiche (che per l’appunto sono previsioni) bisognerebbe iniziare a pretendere interventi da parte delle amministrazioni, ad ogni livello ed in tutta Italia. Siamo in piena campagna elettorale, e l’argomento, purtroppo, pare non sarà un trending topic.

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