Diversi casi di botulino stanno disturbando la tranquilla estate italiana, dove l’apprensione passa veloce dalla West Nile (rigorosamente italianizzata dai telegiornali in Febbre del Nilo) Chikungunya, che non ha ancora un nome proprio. Al netto delle battute, però, la situazione è seria, ed è grave: dopo il caso in Sardegna, è emerso anche un caso in Calabria, che coinvolge diversi giovani. In entrambi i casi c’è gente in condizioni disperate.
Succede purtroppo che un caso segue l’altro, ed a distanza di pochi giorni ci sono due episodi dopo anni di relativa tranquillità. L’imputato questa volta è lo street food, o più in generale i venditori ambulanti di cibo su strada. Chi non si è mai fermato da un paninaro? È una sorte che può toccare chiunque, qualora la contaminazione sia a livello produttivo.
Sappiamo tutti che questa tossina si sviluppa in assenza di ossigeno, e dunque in alimenti come la famigerate conserve. Tanto spesso invece non si sa che non riguarda solo i classici boccàcci sott’olio di peperoni o pomodori, ma anche insaccati e salumi, e persino nelle latte di pesce. Inutile dire che la causa principale è una errata sterilizzazione dei contenitori, ma anche un ambiente di lavoro inidoneo, grossolano, a rischio contaminazione, o, più semplicemente, sporco.
Qui vorrei aprire una considerazione, perchè il dito si è puntato subito contro i venditori ambulanti di cibo, che pur avranno le loro responsabilità quando si parla di lordìa, ma di certo non possono essere accusati di aver causato il botulino nei cibi che servivano. A meno che non si trattasse di prodotti fatti in casa o realizzati artigianalmente, molto probabilmente si tratta di preparati alimentari acquistati tali e quali, poi serviti agli avventori.
In questo caso, essendo la produzione il problema, l’eventuale contaminazione è da imputare alla catena produttiva, mentre il successivo trasporto, stoccaggio, distribuzione e vendita non possono aver fatto altro che aggravare la tossicità della tossina, che però era già presente nei preparati.
Non sono qui a cercare un colpevole. Ma viste anche le lunghe liste di prodotti alimentari ritirati dal commercio di mese in mese, e visti questi casi di intossicazioni sempre più frequenti (come quello di Ricadi di qualche giorno fà), più che la paura del botulino dovremmo avere la paura della lordìa, non riuscendo a garantire degli standard igienici adeguati. Un campanello d’allarme da non sottovalutare.
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