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Miliardi sospesi

Curiosa e degna di nota la frase pronunciata dal ministro Salvini quest’oggi, al termine della riunione del Cipess che ha approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. Un passaggio scontato, essendo quest’ultimo un organo interministeriale… ma torniamo a Salvini, che alla fine della riunione ha dichiarato: “Diciamo che per chi crede alla cabala il 20 e il 32 possono essere due numeri sfidanti“.

Una dichiarazione curiosa, che chiama in ballo il presunto anno di completamento dei lavori del ponte, appunto il 2032, al massimo il 2033. Non saprei dire se sono dei “numeri sfidanti”, ma so per certo un’altra cosa, che riguarda altri numeri: ossia i 13,5 miliardi di euro necessari per la sua realizzazione (qualcuno dice che ne servano almeno 15, di miliardi), che al momento non ci sono.

Più di qualcuno ha infatti ricordato che nella finanziaria del 2025 (ancora da approvare) c’è effettivamente una copertura completa di oltre 13,5 miliardi (parte dei quali recuperati a suon di tagli ai fondi infrastrutturali e di coesione destinati proprio al Sud). Ma attenzione: la presenza di quelle cifre in bilancio non corrisponde alla presenza concreta di denaro. Sono stime, tra l’altro preliminari (il 2025 è ancora in corso) che saranno eventualmente confermate solo a partire dal mese di settembre, quando ricomincerà la “trafila economica” a suon di Def, Mef e così via.

È importante ricordarlo, visto un precedente eclatante che ha già riguardato la Calabria ed oggi dimenticato: la “riconversione” dei fondi Fas per ripagare le quote latte. Era il 2009 quando lo staziamento per l’ammodernamento della Statale 106 – ben 7 miliardi di euro – venne usato interamente per ripagare le famigerate quote latte, che (curiosità della storia) sono ancora oggi presenti nel bilancio statale. A quel tempo, vennero sottratti anche i fondi per il ponte sullo stretto, perchè era necessario sostenere il tessuto produttivo del nord.

Tutto questo per dire che uno stanziamento non è nulla di più di una promessa, almeno finchè quei soldi non vengono effettivamente contati e vincolati all’opera. Al momento, l’unica cosa quantificata è la penale in caso di mancato avvio dei lavori, un miliardo e mezzo da corrispondere alle imprese.

Se tutti questi soldi si fossero usati per l’altra velocità, le strade, il trasporto pubblico… 13,5 miliardi (ma anche solo 10) iniettati nelle infrastrutture calabresi avrebbero cambiato il volto della nostra regione. Ma è evidente che gli interessi sono altrove. Questione di cabala, forse. O di opportunità politico-economia, più prosaicamente: ricordatevi che stiamo per tornare alle urne.

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